Anno 2008

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Speciale Cacciamine, parte terza

Dario Guerrini, 3 novembre 2008

I Cacciamine della Marina Militare italiana sono attualmente dodici, di cui quattro della classe Lerici e otto della classe Gaeta detta anche ‘Lerici seconda serie’; questa fu realizzata aggiungendo delle migliorie e rendendola più idonea all’attività di CMM. Tali innovazioni furono frutto dell’esperienza maturata dalle classe Lerici durante la campagna in Golfo Persico 1 (1987-88), e Golfo Persico 2 (1991). Solo un occhio esperto può notare la differenza tra le due che qui però sveliamo essere il posizionamento dell’albero, più a prora nella classe Lerici, corpo unico col fumaiolo nella classe Gaeta. Altre differenze sono una maggiore lunghezza di due metri circa, il potenziamento degli alloggi e la dotazione di una camera iperbarica più grande.

Come è noto queste unità navali sono il frutto di eccellenza della cantieristica nazionale (Intermarine di Sarzana), che è stata ampiamente riconosciuta anche all’estero, ottenendo commesse per la fornitura di cacciamine da diverse Marine: Stati Uniti, Australia, Malaysia e Nigeria, e tutt’ora in costruzione due cacciamine per la Finlandia.

Pagine di Difesa è stata ospitata a bordo del cacciamine Chioggia, classe Gaeta, attualmente a La Spezia; escort nel corso della visita è il capitano di corvetta Andrea Barbera, Capo sezione addestramento specialistico di Comfordrag. A poppa siamo ricevuti dal tenente di vascello Lorenzo Bonicelli Della Vite, comandante dell’unità. “L’equipaggio di un cacciamine deve superare tre livelli di addestramento perché l’unità sia certificata operativa - spiega il comandante - il primo per acquisire padronanza del mezzo navale in quanto tale, il secondo per le operazioni specifiche per la caccia alle mine, il terzo per acquisire padronanza di tutta l’operatività integrata”.

“Al termine dell’addestramento c’è un’apposito ufficio di Comfordrag – aggiunge Barbera – che verifica e certifica l’approntamento, non senza talvolta effettuare dei rilievi e far ripetere alcune fasi dell’addestramento. Questo comporta impegno, ma il rigore garantisce il risultato e gli equipaggi sono poi fieri dell’obiettivo raggiunto”.

E l’attività a bordo di un cacciamine non fa certamente sconti. Ognuno dei 45 membri ha uno o più ruoli, inoltre anche se l’unità è piccola, devono essere espletate tutte le funzioni logistiche e organizzative, in aggiunta a situazioni poco note come quella - spiega puntualizzando il comandante Bonicelli - che a turno i sottufficiali si occupano anche di incarichi non prettamente di categoria ma indispensabili per il regolare svolgimento delle missioni assegnate.

Una missione media può durare anche 15 giorni, ma con l’ausilio di una unità supporto può essere estesa. La vita a bordo avviene in piccoli spazi compatibili con le dimensioni stesse dell’unità, dove tutto è studiato nei minimi dettagli; esistono comunque tre quadrati: quello ufficiali, quello sottufficiali e quello equipaggio, in perfetta coerenza con le unità maggiori ma per ovvi motivi in formato ridotto. Una curiosità e motivo di confort non da poco è la facoltà che i cacciamine offrono di poter utilizzare i telefoni cellulari dall’interno (cosa non possibile per una nave in ferro), essendo la parte metallica ridotta al minimo. Nota Bonicelli: “Ovviamente da utilizzare solo in porto o quando autorizzato dal Comando di bordo”.

Il Chioggia, insieme col Viareggio, ha operato nell’anno 2003 in Golfo Persico accertandone la navigabilità; nello stesso periodo il cacciamine Crotone, racconta il comandante Barbera, fu impiegato nella rimozione e nel brillamento di una mina della seconda guerra mondiale trovata (nel corso della periodica esercitazione a livello internazionale di guerra di mine organizzata dalla Marina Italiana) nel golfo di La Spezia. La mina con l’ausilio di un team di palombari fu disancorata dal fondo con l’ausilio di palloni d’aria e rimorchiata al largo, dove fu controminata a una profondità di circa cinquanta metri.

I cacciamine sono dotati di gommoni, l’occhio cade sulla gabbia di acciao che avvolge l’elica dei motori, segno di grande attenzione alla sicurezza nei casi di uomo in mare. “I gommoni sono usati sempre per assistere le operazioni di caccia – spiega il comandante – per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità, il che significa spesso allontanare natanti dalla zona di operazioni”. La camera iperbarica multiposto è un’altra delle dotazioni dei cacciamine. A differenza del modello precedente che consente la sola immissione di una barella, l’attuale offre comodi spazi per due lettini e un locale adiacente; il tutto per permettere a un medico o soccorritore di dare assistenza diretta.

Il capo palombaro di prima classe Mauro D’Addato è l’esperto che illustra le caratteristiche e le operazioni tipo della camera iperbarica. L’impianto simula condizioni da 50 metri di profondità a zero e un intervento medio può durare anche cinque ore. D’Addato puntualizza che in ipotesi di esaurimento delle scorte di ossigeno, la decompressione può continuare usando aria normale, ma dilatando i tempi del processo seguendo una apposita tabella di decompressione studiata dalla sezione medica di Comsubin.

I nostri cacciamine hanno un propulsore termico principale per gli spostamenti ordinari e tre propulsori idraulici ausiliari, che vengono immersi a cinque metri sotto la chiglia e utilizzati per la manovra e le operazioni di CMM. Tre centraline oleodinamiche, in asse con altrettanti motori diesel, forniscono energia idraulica ai propulsori, modulate da un sistema di controllo che impartisce gli ordini per gli spostamenti necessari per le attività del cacciamine.

Interessante la flessibilità del sistema di controllo che consente di impartire comandi sia dalla COC (centrale operativa di combattimento), sia dalla plancia, sia esternamente a questa a mezzo di un piccolo quadro di comando portatile collegato al sistema da un cavo ombelicale. Questo consente di poter impartire a vista dei piccoli spostamenti all’unità in casi particolari come le operazioni di messa a mare o recupero (che si svolgono nella zona poppiera) in condizioni difficoltose.

Tre livelli di azione sui motori ausiliari consentono flessibilità in caso di necessità, quello manuale in cui si dà energia a ogni motore mediante comando diretto, quello coordinato o vettoriale che riceve il comando di spostamento e programma automaticamente potenza e direzione dei propulsori per attuare l’ordine di manovra ricevuto, quello pianificato che riceve una serie di comandi vettore stabiliti da un programma computerizzato che calcola gli spostamenti necessari per attuare una specifica geometria di moto, decisa per il tipo di attività da espletare.

Il cuore dell’attività motoria del cacciamine è il sistema di autopilota che produce i comandi finali ai propulsori; gli spostamenti richiesti possono essere anche minimi, come nel caso di mantenimento della posizione assoluta rispetto al fondo. Ecco che entrano in gioco tutte le componenti che devono essere misurate dal sistema per fornire la posizione o il moto desiderato; il sistema integra quindi vari input quali il sonar, il segnale di girobussola, segnali di piattaforma, rete vento e Gps, calcola eventuali errori e produce comandi per la tenuta del punto o del modello di moto impartito. I propulsori ausiliari si rendono anche molto utili durante le manovre di ormeggio in porto, che sarebbero più complicate se effettuate con il propulsore principale e una sola elica.

La caccia prevede l’utilizzo di due sonar di frequenza diversa per la scoperta e la classificazione, integrati a livello di trasduttore che mantiene così per entrambi la medesima informazione di brandeggio; due distinte consolle intercambiabili gestiscono le due rappresentazioni sonar da parte di altrettanti operatori. Il tutto risiede nel locale COC che in sintonia con il resto si presenta denso di apparecchiature concedendo spazi minimi al personale; sono presenti ovviamente le postazioni di comando dei due Rov con telecamere che evidenziano sia lo scenario di coperta che le immagini subacquee catturate dai mezzi. Questi sono distinti per quota operativa, il Pluto standard che per conformazione fisica viene impiegato su bassi fondali ed il Pluto Plus con caratteristiche migliori che gli consentono di andare più in profondità.

“Uno dei punti di eccellenza della nostra attività in ipotesi bellica sono le operazioni di sbarco, che devono essere sempre precedute dalla bonifica da parte dei cacciamine” puntualizza il comandante Bonicelli, soffermandosi con dovizia di particolari sull’argomento, propria di chi lo conosce a fondo, così come si intuisce conoscere a fondo le tecnologie che stanno a ridosso degli apparati elettronici del Chioggia . Sino a poche settimane fa egli ha infatti prestato servizio come pilota di elicotteri (eliassalto) e operato proprio nel supporto alle truppe da sbarco (S.Marco); il comandante Bonicelli ha conseguito in Usa l’abilitazione al volo tattico diurno e notturno, ha partecipato all’operazione Enduring Freedom e ha prestato servizio a Herat quale comandante di squadrone di volo; è inoltre laureato in Scienze nautiche, Ingegneria elettronica e Scienze politiche.

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