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Libri. Guerre del 21° Secolo, di Alfonso Desiderio

PdD, 28 ottobre 2008

Un libro sulle nuove guerre che comincia con una buona notizia: le guerre stanno diminuendo. Possibile? Sì, lo dicono i principali studi, anche se sembra il contrario. Seconda notizia: le carte politiche del mondo, con tanti Stati che si dividono il globo, sono un falso. Rappresentano una realtà internazionale virtuale che non corrisponde più a realtà.

Guerre del 21° secolo, edito dalla Giunti di Firenze e già disponibile in libreria, parte dal presupposto che il sistema degli Stati, che si fa risalire per convenzione alla pace di Westfalia del 1648, è in crisi. Il 1989-91 non ha messo fine solo alla Guerra Fredda ma a un'epoca più ampia. Anzi la Guerra Fredda è stata una parentesi che ha impedito di cogliere appieno la crisi del sistema, iniziata con le due guerre mondiali. Cambia il sistema internazionale e di conseguenza cambia anche il modo di combattere. La guerra di tipo industriale, che ha caratterizzato l'ultima parte del sistema degli Stati, sta scomparendo, anche se gli Stati occidentali non se ne sono ancora pienamente accorti.

L'autore Alfonso Desiderio, giornalista di Limes, rivista italiana di geopolitica, con l'ausilio di oltre 140 tra foto, cartine, tabelle e grafici, traccia un quadro geopolitico dei conflitti attuali, dalle guerre del (e al) terrorismo all'Afghanistan, dall'Iraq ai vari conflitti in Medio Oriente, dal Sudan al Congo senza dimenticare la Somalia o lo Stretto di Malacca. Non sono dimenticate le guerre del futuro, quelle nello Spazio o quelle nelle nuove incontrollabili megalopoli del mondo in via di sviluppo, create da una crescita demografica mondiale senza precedenti. Il volume presenta poi alcune delle teorie che cercano di cominciare a spiegare questo nuovo modo di fare la guerra, che in realtà ancora nessuno ha compreso appieno.

Si parte dall'ormai abusato concetto di guerra asimmetrica per arrivare alla guerra "tra la gente" del generale inglese Rupert Smith e per finire con la definizione preferita dall'autore: "guerra senza limiti", avanzata per la prima volta da due colonnelli cinesi in un libro tradotto anche in Italia, grazie all'iniziativa del generale Fabio Mini, uno dei pochi in Italia che sta riflettendo sulle guerre moderne (un altro è il generale Carlo Jean).

Le guerre di oggi non sono più tra Stati, ma vedono sempre più come protagonisti i reali vincitori (finora) della globalizzazione: le reti di gruppi transnazionali, dai terroristi alle mafie, dalle sette a gruppi armati privati, e le strutture derivate da clan e tribù, da bande armate e guerriglie, che sempre più spesso sono quelli che controllano molti territori e porzioni del mondo. Queste guerre sono senza limiti di tempo. I conflitti finiscono ma continuano, si riaccendono, cambiano forma. Sono senza limiti geografici: sono concentrate in Africa e Asia, ma con le nuove strategie un micidiale attacco può colpire anche il cuore della superpotenza americana. Sono senza limiti giuridici. I vincoli legali appartengono a un modello di guerra industriale tra Stati che non c'è più. Sono senza limiti all'immaginazione: un aereo civile, un'operazione finanziaria, un virus informatico, un satellite, un video: tutto può diventare un'arma letale.

La carta politica del globo è un falso perché rappresenta un mondo che non c'è più. Non solo perché le carte sono sempre il frutto di una rappresentazione approssimativa della realtà e quelle che conosciamo sono figlie dell'eurocentrismo imposto dalle ex grandi potenze coloniali, ma anche perché trasmettono l'illusione che il mondo sia diviso da confini reali tra i vari Stati. Non è così. Se conosciamo ormai tutte le zone del mondo da un punto di vista geografico, non le conosciamo da un punto di vista politico. Molte porzioni di territorio – anche negli Stati cosiddetti avanzati – sono nelle mani di gruppi terroristici e/o di estremisti religiosi, di mafie, di clan e guerriglie o bande armate.

Dal punto di vista del sistema degli Stati sono tanti buchi neri geopolitici cui oggi la globalizzazione fornisce gli strumenti per incidere su tutto il sistema internazionale, rivoluzionandolo. Molti dei confini del mondo sono falsi, esistono solo sulla carta. E' il caso di quasi tutta l'Africa e di molte zone dell'Asia e dell'America Latina. Il classico esempio è quello del confine tra Afghanistan e Pakistan, la già linea Durand. Il confine non esiste e ben lo sanno i taliban, che agiscono senza problemi in Pakistan e Afghanistan. Invece molti paesi della Nato fanno la guerra in Afghanistan vincolati nei loro mandati da un confine – e da un sistema internazionale – virtuale.

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