Anno 2008

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Lettera. Kos, una tragedia dimenticata

Pietro Giovanni Liuzzi, 5 dicembre 2008

Caro direttore,
“Kos, una tragedia dimenticata, settembre 1943 – maggio 1945” è il frutto della mia ricerca sul campo e negli archivi, che si è materializzata grazie all’apporto e alla memoria dei testimoni di quei gravi fatti occorsi a 103 ufficiali italiani del 10° reggimento fanteria ‘Regina’, fucilati dai tedeschi perché non vollero venir meno al giuramento di fedeltà alla Patria. Ti assicuro che moltissimi ignorano ciò che avvenne a Kos, anche persone di grande sensibilità e con un alto senso della storia militare. Si sono verificati alcuni fatti da quando è stato pubblicato e cercherò ora di riassumerli, augurandomi che vorrai dedicarvi un po’ del tuo tempo.

Alcuni tra coloro che hanno contribuito alla stesura del libro hanno scritto al presidente della Repubblica per invitarlo, con anticipo di mesi, a indire una celebrazione a Kos per il 65° anniversario della fucilazione dei 103 ufficiali italiani avvenuta il 6 ottobe 1943. La risposta è stata: "Il capo dello Stato, perpetuando il ricordo dei tragici fatti storici ivi avvenuti (Cefalonia), ha voluto espressamente citare anche Corfù e le altre isole greche, al fine di commemorare in un’unica celebrazione tutti i Caduti, in Patria e all’estero, della Guerra di Liberazione".

La signora Nocera, moglie di uno degli ufficiali (aveva 20 anni allora; la figlia appena nata non ha mai conosciuto il padre) scrisse anch’ella al Presidente, al capo del governo e al ministro della Difesa. Solo quest’ultimo ha fatto rispondere dalla sua segreteria: "…in effetti l’episodio non ha trovato il dovuto riscontro nelle citazioni di storia patria come sarebbe stato opportuno. L’onorevole La Russa Le assicura che la Sua segnalazione gli consentirà, appena si creerà l’opportunità, di citare questa tragedia nella quale vennero uccisi 103 eroici ufficiali del nostro Esercito”. Firmato dott. Roberto Petri.

Tra le pagine del libro trova spazio la storia di un fante di Fiuggi, Saverio De Prosperis, che dopo 52 anni è ritornato a Kos dove aveva prestato servizio. In quel viaggio aveva raccontato la sua storia toccante a una giovane greca del luogo. Tanto è bastato perché, tornato in Patria, Saverio venisse invitato a ritornare nell’isola dove venne accolto con il riguardo dovuto ai combattenti reduci. “Mai, in Patria, qualcuno si è ricordato di noi reduci di Kos!” è l’amaro sfogo di Saverio.

Deve essere così se il 7 ottobre, nel cimitero cattolico di Kos, un gruppo di greci, reduci del reggimento ‘Rimini’, si sono riuniti per commemorare l'eccidio degli italiani fucilati; la notizia è apparsa sul giornale To Vima. Tra gli italiani ignari, giunti a cerimonia finita, vi era uno che aveva portato con sé dall'Italia una targa con su scritto "alla memoria" da affiggere su un qualsiasi supporto nel campo dell'eccidio, sperando che gli venisse indicato. Ora la targa è lì, per ricordare quanto avvenne nel lontano 1943 ed è posta su una croce in legno che la curatrice volontaria del cimitero, Heleni Klonari, ha fatto costruire. C'è la richiesta da parte dei reduci greci di far costruire una croce in muratura al posto di quella in legno, perché ricordi nel tempo ciò che subirono "i dimenticati di Kos".

Voglio immaginare che un briciolo di conforto alle famiglie dei Caduti, ai veterani e ai reduci dell’Egeo in generale si materializzerebbe con una manifestazione ufficiale a Kos, indetta e organizzata dal nostro Paese per ricordare quelle vittime della barbarie tedesca, fucilate da membri della Werhmacht, per dare loro finalmente dignità e giustizia. Intanto sono certo che la considerazione di Pagine di Difesa per questi fatti darebbe sollievo e riconoscimento ai parenti delle vittime, che per tanti hanno subito l’indifferenza dell’Italia.

Proprio ora, mentre ti scrivo, ho ricevuto la telefonata del figlio del tenente Velasquez di Manfredonia. Non ha mai conosciuto il padre; è straziante sentire l’emozione di parenti che ritengono di dovermi di ringraziare per quello che ho fatto.

Ti ringrazio, direttore, per lo spazio che vorrai dare a queste mie considerazioni.

PG.Liuzzi

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