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| Anno 2008 | |
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Ra's Tannùrah – viaggio verso il crepuscolo, è il titolo evocativo di un romanzo sconvolgente che affronta con decisione un tema oggi piuttosto attuale e scottante. Eppure, a ben vedere, quella che si dipana sotto ai nostri occhi è una giornata banale, simile forse a tante altre, un breve spiraglio di vita che si svolge nella quieta tranquillità della pianura emiliana romagnola. Una vicenda che però tocca da vicino tutti noi, cosa potrebbe accadere infatti, di noi e della nostra vita, se un bel giorno il pericolo medio orientale divenisse una realtà? Siamo così abituati a bollettini di guerra e rapporti di inviati speciali, da digerire con pachidermica indifferenza notizie di conflitti, guerriglie, rivolte, attentati. Ma se venisse toccata anche la “nostra” vita e da vicino, allora come reagiremmo? Si tratta di un quesito davvero interessante, che riporta la memoria ad episodi concreti del passato, attualizzati però in chiave moderna. “Quale” infatti potrebbe essere oggi la catastrofe capace di riportare il mondo indietro, prima che secoli di evoluzione facessero di noi i dominatori del pianeta?
Lo stesso quesito che si è posto l’autore di Ra's Tannùrah, Giorgio Resca Cacciari, lombardo, di professione consulente aziendale, che con notevole disinvoltura cala la sua storia in scenari a dir poco apocalittici che stanno esattamente a mezza strada tra fantapolitica e realtà. Dice infatti l’autore, nelle sue brevi note biografiche, “Osservando la mia Nazione e più in generale il pianeta, mi rendo conto di assomigliare a uno di quei dinosauri che, sessantacinque milioni d’anni fa, videro un asteroide colpire la Terra; con una sola differenza, essi non potevano intuire le conseguenze di quel fatto, io purtroppo, si …”. Sono parole che fanno riflettere, che inducono a pensare, che spingono a interrogarsi. Con quanta disinvoltura quotidianamente accettiamo mutamenti economici, politici e sociali del nostro paese senza mai troppo interrogarci delle relative implicazioni e delle possibili conseguenze? Il primo gennaio del 2002 quindici stati europei hanno convenuto di aderire a un’unica moneta internazionale, l’Euro, solo l’Inghilterra, tra tutte le potenze d’Europa, ha scelto di starne fuori. Questo cambio improvviso di valuta, e oggi possiamo dirlo con certezza, ha portato gravi dissesti nel nostro paese, i nostri stipendi, dall’alba al tramonto, si sono dimezzati, ma noi, come sempre, con italica indifferenza, abbiamo lasciato correre. Ma se non fosse finita qui? Se il peggio dovesse ancora venire? In termini letterari questo affascinante paradosso tra impossibile e probabile, si chiama Ucronia ed è un escamotage con cui Resca Cacciari sa giocare molto bene. Partendo dall’ipotesi di una nazione italiana incapace di gestire le crescenti difficoltà economiche, vediamo che il nostro paese viene espulso dal circuito della moneta unica europea ed abbandonato a se stesso. In un contesto in completo disfacimento, del tutto priva di una classe politica adeguata, la popolazione è lasciata allo sbando mentre il governo decreta di tornare alla Lira. Ma ancora l’autore ricorda che non è tutto oro quello che luccica: “ … la democrazia, così come la concepiamo in occidente, è entrata in agonia alle ore 5.10 del giorno 16 luglio 1945. Adesso è nella sua fase terminale. Nell’era termonucleare il consenso elettorale è un gadget, un optional come il tetto apribile in un’auto; se c’è, bene, se non c’è, non cambia nulla ... “. È proprio vero, ti alzi un mattino pensando che sia una giornata come mille altre, poi scopri da piccole cose, minimi indizi, infinitesimi particolari, che qualcosa non torna. Lo scorrere ritmico delle ore assume improvvisamente connotazioni minacciose: tutto cambia, nulla è più come prima. E allora, come reagirebbe l’uomo medio se un mattino fosse improvvisamente catapultato in mezzo al caos? Se scoprisse un bel giorno che tutti i suoi risparmi non valgono più nulla, che le strade sono presidiate da carri armati, che le comunicazioni cadono e che i gestori telefonici uno dopo l’altro staccano i collegamenti? E se in quel momento non si fosse a casa propria, in un luogo relativamente sicuro, ma fuori, all’aperto, lontani dai propri cari e familiari e impossibilitati a rientrare in tempo reale? Ipotesi interessante che prende l’avvio da un attentato compiuto in mongolfiera ai danni della immensa raffineria di Ra’s Tannùrah, di proprietà dell’Aramco, ente di Stato del Regno Saudita. E intanto Attilio, analista finanziario, ciclista per passione e skipper per necessità, si appresta a lasciare la sua casa per raggiungere il porto turistico dove lo aspetta un equipaggio di turisti per una nuova traversata. Parte in bicicletta, Attilio, attraverso colli e prati, per arrivare a destinazione dopo una lunga e rilassante pedalata. Ma non viaggia solo, durante la strada incontra una donna, bella, bionda, sportiva, tormentata. Entrambi separati, entrambi con una storia dolorosa alle spalle, entrambi con figli, i due percorrono insieme un tratto di strada, emblematico, perché, anche se loro ancora non lo sanno, quella non solo sarà la loro ultima occasione ma anche l’ultima occasione di tutta l’umanità. Un impero occidentale che crolla, trascina con sé anche i residui di ogni ostentata civiltà, quando tutte le porte si chiudono, i bancomat cessano di funzionare e i collegamenti si interrompono, le persone tornano ad essere animali. Uccidono, aggrediscono, odiano. Si delinea così una frattura netta tra il prima e il dopo, tra il certo e l’incerto, tra l’abitudine e l’ignoto. Persi ognuno nella propria solitudine, i superstiti reagiscono a modo loro, ognuno tira fuori il meglio o il peggio della sua personalità e, in mezzo al disfacimento progressivo di ogni certezza, un padre pensa al figlio e compie l’ultimo gesto simbolico di addio al mondo, rassegnandosi ad attendere, chissà, un piccolo aiuto divino o piuttosto la fine definitiva di ogni speranza.
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