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| Anno 2008 | |
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I tagli alle Forze armate sono brace accesa sotto la cenere, in questo momento, al ministero guidato da Ignazio La Russa. La rivoluzione è annunciata e ha anche un titolo: «Piano per la Difesa», un programma pluriennale che dovrà «razionalizzare» - è un eufemismo - l'attuale assetto. Le misure concrete non sono state decise, le linee portanti sì: accentramento logistico e decisionale, riduzione dei comandi, revisione del modello militare, ora fissato a 190mila soldati: si parla di scendere fino a 160mila, ma la cifra può essere anche minore. L'appuntamento cruciale è il prossimo Consiglio Supremo di Difesa, convocato per il 9 gennaio. Proprio il presidente del Consiglio Supremo, Giorgio Napolitano, lunedì ha ricordato la necessità di «una profonda revisione delle strutture territoriali, amministrative e di supporto dell'area della difesa». E ci sono molte altre frecce, finora inedite, per l'arco che ha preso a bersaglio il sistema delle Forze armate. Anche se non tutte vanno nella stessa direzione. Un recente appunto del ministero dell'Economia ricorda che nel quadro del risanamento degli ultimi anni «anche il ministero della Difesa è stato oggetto di una revisione delle dotazioni finanziarie di bilancio». Tuttavia, «in questo contesto, non risulta - sottolinea il Tesoro - tra quelli maggiormente penalizzati». E spiega: «La variazione tra il 2003 e il 2007 del quadro contabile» delle Forze armate, in termini di «stanziamenti, impegni e pagamenti, registra un'evoluzione più favorevole rispetto a quella osservata per la restante parte del bilancio dello Stato» (si vedano i grafici a fianco). Per le somme totali pagate, per esempio, «si osserva un aumento del 4,3% per il ministero della Difesa a fronte di una riduzione del 7,4% per il bilancio dello Stato». Non è un caso, insomma, se la IV commissione della Camera ha deliberato a ottobre un'indagine conoscitiva «sull'acquisizione dei sistemi d'arma, delle opere e dei mezzi direttamente destinati alla difesa nazionale». Con il mirino puntato, in particolare, «contro i programmi di armamento, oggetto di numerosi interventi di rifinanziamento e di definanziamento, attraverso provvedimenti omnibus di iniziativa governativa, di cui è stato difficile valutare, in sede parlamentare, l'effettiva ratio e i reali effetti». Le preoccupazioni in giro sono molte. Il Cocer Esercito ha chiesto al capo di Stato maggiore della Difesa, Giorgio Camporini, di conoscere i motivi «che hanno determinato l'accettazione/la richiesta di un progetto di riduzione delle Forze armate». La stesso ministero, nella nota aggiuntiva alla previsione 2009, teme che i tagli producano «il decadimento delle capacità operative» per l'Arma dei Carabinieri. E il Comando delle forze operative terrestri dell'Esercito (Comfoter) ha deciso, per la prima volta, di stimare i costi fissi minimi ineludibili, quelli con «output operativo nullo».
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