Anno 2008

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Le fregate norvegesi della classe Nansen

Giovanni Martinelli, 11 dicembre 2008

Se le unità della classe Skjold rappresentano un importante tassello nel processo di rinnovamento della Marina norvegese nella sua componente per le operazioni costiere, non c’è dubbio alcuno che le fregate della classe Fridtjof Nansen svolgano lo stesso ruolo nell’ambito di quella d’altura; di più, viste la significativa portata - in termini finanziari, tecnologici e operativi - di tale progetto e le ridotte dimensioni della Knm (meno di 4mila uomini), si può ben dire che la sfida affrontata sia di proporzioni significative.

L’esigenza per una nuova classe di unità nasce agli inizi degli anni 90. Le fregate della classe Oslo, costruite tra il 1963 e il ’67 in cinque esemplari (poi ridottesi a tre), incominciavano a mostrare tutti i limiti dovuti al passare del tempo; in particolare risaltavano con evidenza l’incapacità di affrontare le nuove minacce nonché di assicurare una sia pur minima partecipazione della Norvegia alle missioni internazionali. Viene quindi emesso un requisito che verte su unità in grado di condurre - in contesti bellici - operazioni Anti-submarine warfare (Asw), ma anche Anti-surface (Asuw) e anti-air (Aaw), e - in tempo di pace - il pattugliamento della vasta Zona economica esclusiva (Zee) della Norvegia; particolare attenzione veniva inoltre posta sulla capacità di operare in zone artiche e, ovviamente, di integrarsi in dispositivi navali multinazionali.

Nel 1993 viene così avviato il ‘Future escort frigate program’, con un requisito allora fissato in sei unità. Quello che ha inizio è però un progetto destinato a impiegare molto tempo prima di una sua positiva definizione; sarà infatti solo nel 1999 - e dopo non poche difficoltà - che si giungerà alla decisione del Governo norvegese su quale delle sei proposte presentate sia da considerare vincitrice. La scelta, presa nonostante non fosse quella più economica ma in ragione del fatto che meglio rispondeva ai requisiti operativi espressi dalla Marina norvegese, cade su quella preparata dal team composto dai cantieri spagnoli Izar e dalla Lockheed Martin. Seguono poi altri mesi di trattative fra le parti, tanto che il contratto definitivo per la costruzione di cinque unità - una in meno di quanto previsto in origine - verrà firmato solo nel giugno successivo, per un valore complessivo di 1,63 miliardi di dollari.

Contraenti principali del programma sono dunque i cantieri spagnoli Izar (che dal 2005 cambieranno il loro nome in Navantia) ai quali spetta la costruzione delle unità, mentre alla Lockheed Martin è affidata l’integrazione del sistema di combattimento Aegis. Da rilevare anche come inizialmente fosse previsto che dopo l’allestimento delle prime due fregate in Spagna, le restanti tre avrebbero dovuto essere assemblate in Norvegia; tuttavia, di fronte all’inesperienza dei cantieri norvegesi nell’effettuare un tale tipo di operazione, si è deciso di completare la costruzione di tutte le unità a Ferrol, pur utilizzando moduli allestiti anche dai cantieri locali Bergen’s mekaniske verksteder e Kleven Floro. L’allestimento della prima unità ha avuto inizio nel 2003 e l’intero programma (che oltre alla capoclasse comprende anche Roald Amundsen, Otto Sverdrup, Helge Ingstad e Thor Heyerdahl) si dovrebbe concludere nell’autunno del 2010 con la consegna dell’ultima.

Un’origine spagnola, quella delle fregate della classe Fridtjof Nansen, che risulta piuttosto evidente, Si tratta infatti di una versione modificata del progetto F-100 elaborato da Navantia, di fatto delle unità in scala ridotta delle Alvaro de Bazán in linea con l’Armada espanola. La lunghezza fuori tutto è così pari a 134 metri, la larghezza massima è di 16,8 e il pescaggio di 4,9; ne risulta un dislocamento a pieno carico pari a poco meno di 5.300 tonnellate. Le forme dello scafo e delle sovrastrutture indicano chiaramente lo sforzo rivolto a contenere la traccia radar e, sempre per quanto riguarda le forme dello scafo, esse risultano anche ottimizzate per garantire elevate doti di tenuta al mare e di silenziosità che, associate a ulteriori accorgimenti sull’impianto propulsivo, facilitano le operazioni di caccia ai sottomarini.

Impianto propulsivo che presenta una configurazione tradizionale, una Combined diesel or gas (Codog) incentrata su quattro diesel Bazan Bravo 12V da 4,5 Mw ciascuno per le andature di crociera, corrispondenti a 16 nodi, ai quali si aggiunge una turbina a gas Ge Lm2500 da 21,5 Mw per gli spunti di velocità, oltre 27 nodi. La potenza viene trasmessa a due eliche a passo variabile, mentre le esigenze in termini di generazione di energia elettrica sono soddisfatte da quattro diesel-alternatori Mtu 396 12V da 900 Kw. L’autonomia, infine, è pari a 4.500 miglia alla velocità di crociera.

Il sistema di combattimento è, come detto, basato sull’Aegis della Lockheed Martin (installato su numerose unità delle Marine americana, giapponese, spagnola, coreana nonché, a breve, australiana) e qui integrato con la collaborazione della Kongsberg. Esso associa le funzioni di comando e controllo con quelle di gestione delle armi di bordo; ‘cuore’ del sistema è il radar phased-array passivo a quattro facce fisse An/Spy-1F (versione appositamente studiata per unità delle dimensioni di una fregata) prodotto dalla stessa azienda americana. Si tratta di un sensore multi-funzione, capace di garantire le funzioni di ricerca, scoperta, tracciamento di più bersagli (sia aerei che di superficie) contemporaneamente, oltre che di guida ai missili destinati all’intercettazione dei bersagli e di direzione del tiro per i pezzi di artiglieria.

All’Spy-1F, le cui antenne sono posizionate su un’apposita - e vistosa - struttura, sono associati due ulteriori radar di illuminazione Raytheon An/Spg-62 in banda I/J per l’illuminazione dei bersagli nella fase terminale di volo dei missili Essm. Completano la dotazione dei sensori tre radar della Northrop Grumman, uno in banda S per la ricerca di superficie e due in banda X di navigazione nonché un sensore elettro-ottico Sagem Vigy 20. Sempre al sistema di combattimento è associata un’avanzata Integrated communications suite (Ics).

Alla luce di quella che è la missione principale, cioè la lotta antisom, una particolare attenzione è stata rivolta ai sensori sonar con l’installazione di apparato a scafo Mrs 2000 attivo e un sensore attivo/passivo rimorchiato Captas, entrambi sviluppati dalla Thales che nell’occasione si è avvalsa della collaborazione delle industrie norvegesi. Da rimarcare inoltre la presenza di un apparato Cs-3701 Tactical radar surveillance system (Trss) per la guerra elettronica e, sempre nel campo delle contromisure, un lanciatore di decoy - infrarossi, radar e acustici - Terma Dl-12T per il contrasto dei missili antinave e un sistema Loki per il lancio di contromisure acustiche per il contrasto dei siluri.

Diversi sono poi i sistemi d’arma a disposizione delle Nansen; a prua sono posizionati un pezzo da 76/62 mm Super rapido della Oto Breda e, a poppavia di quest’ultimo, un lanciatore verticale Mk. 41 a otto celle (ciascuno dei quali contenente quattro missili antiaerei Evolved sea sparrow missile, Essm). A centro-nave sono inoltre presenti due moduli da quattro lanciatori ciascuno per missili antinave Nytt sjomalsmissil (Nsm), mentre per la lotta antisom sono disponibili due lanciatori binati per siluri Stingray, sistemi di rilascio per cariche di profondità e l’elicottero Nh-90 che dispone di un ampio ponte di volo poppiero e di un hangar per il suo ricovero. Da rilevare anche come sia stata prevista in fase di progetto la possibilità di installare un pezzo di medio calibro da 127/54 al posto di quello da 76/62, al quale seguirebbe l’adozione di un sistema per la difesa di punto, e di un ulteriore lanciatore Mk.41 che potrebbe anche preludere all’imbarco di missili Standard Sm-2.

Da rimarcare, infine, come l’adozione di un Integrated platform management system (Ipms) e di un Integrated bridge system (Ibs) abbiano consentito di contenere il numero degli uomini di equipaggio in 120 unità, pur essendo possibile imbarcare fino a 146 persone. Sistemi che, inoltre, garantiscono un elevato livello di sicurezza e di disponibilità operativa.

Certo è che la scelta operata dalla Knm non è stata esente da critiche; sono infatti diventate oggetto di numerose osservazioni il tipo di piattaforma adottata (soprattutto rispetto a una missione principale, quale quella antisom, ritenuta non più attuale), il cantiere prescelto, l’esborso economico complessivo (sia in termini di acquisto che di costi operativi, ritenuti eccessivi rispetto alle dimensioni e alle possibilità della Marina norvegese) e, infine, per un armamento ritenuto insufficiente.

Alcune di queste possono anche essere condivisibili, soprattutto quelle legate a una vocazione per l’Asw poco aderente all’attuale realtà e ad alcune lacune nella dotazione di sistemi d’arma. Se tuttavia, verranno sfruttate le doti di flessibilità offerti da una piattaforma moderna come quella delle Nansen, ecco molte delle attuali perplessità non solo verrebbero fugate ma, anzi, queste unità potrebbero acquisire delle capacità di assoluto rilievo, più spiccatamente multiruolo. Resta peraltro intatta la considerazione che la Marina norvegese ha comunque compiuto con le Nansen e con le Skjold un deciso, e indiscutibile, balzo in avanti delle proprie capacità operative.

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