Anno 2008

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Tutte le volte che sono stato etichettato

Fabio Mini, 17 giugno 2008

Fabio, nel forum di PdD hanno aperto una discussione sul tuo libro. Giovanni

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Grazie Giovanni, della segnalazione del forum. Molto interessante e bel dibattito. Sono contento e ringrazio tutti dei commenti. Se li avesse letti il compianto generale Canino avrebbe ribadito il suo giudizio su di me come "stimolatore intellettuale". Per lui ero infatti una sorta di vibratore per menti sole.

Anche in questo caso, noto una cosa che tuttavia è tipica dei forum specialistici. Quasi tutti gli intervenuti esprimono come idee proprie quelle che ritengono debbano essere del proprio gruppo di riferimento. Per cui si sforzano, prima ancora di capire le posizioni altrui, di etichettarle.

Personalmente, grazie alla mia costante e voluta esposizione sui media, ho passato trentatre dei miei quarantaquattro anni di vita militare a vedermi etichettato. Le più importanti etichette sono state anche le più contrastanti. A partire dal 1975 sono stato definito: un Amerikano, quando invitavo a valutare l'approccio statunitense nella gestione del personale; un Pacifista, quando proclamavo la forza della fanteria leggera e studiavo la "difesa non offensiva" come la "Grid defense"; un Disfattista, quando rivendicavo per l'Italia la piena responsabilità operativa del proprio teatro; un Catastrofista, quando prima ancora di Chernobyl dimostravo che gli "incidenti nucleari" non erano rari e che il terrorismo nucleare era possibile.

Un Guerrafondaio, quando dicevo che l'esercito doveva prepararsi ad andare in missione all'estero (per questo sono stato denunciato da Legambiente; hanno perso e pagato le spese); un Civilista, quando esaltavo l'impiego dei soldati nelle emergenze naturali; un Visionario, quando prevedevo un esercito gradualmente professionale e multifunzionale; un Reazionario, quando denunciavo dietro i cosiddetti nuovi modelli di difesa la voglia di disfarsi delle forze armate; un Antiamericano, quando dimostravo che gli Usa classificavano gli alleati in base al contributo da essi dato alla loro sicurezza e non a quella dell'alleanza (per questo sono stato oggetto di lettere anonime inviate a tutti i membri della Commissione di avanzamento, con evidente scarso risultato).

Sono stato definito un Fascista e "Pinochet italiano", per aver denunciato la spazzatura intellettuale che gira su Internet (per questo mi sono preso due interrogazioni parlamentari dell'estrema sinistra e una denuncia al presidente della Repubblica per "violazione del giuramento" (anche queste con scarso risultato); un Comunista, per aver contrastato la versione canonica della globalizzazione o per aver sempre rilasciato interviste a chiunque me le chiedesse compresi l'Unità e il Manifesto; oppure semplicemente Uomo della Sinistra, per aver denunciato la sudditanza di un nostro governo nei riguardi degli americani, o (in pensione) per aver sostenuto due brave persone come il ministro Parisi e Rosy Bindi nella loro corsa alle primarie del PD.

Sono stato definito Uomo della Destra, quando chiedevo serietà nella definizione delle risorse; un Ribelle quando (sempre) non chiedevo autorizzazioni a scrivere sui giornali avvalendomi della legge sui Principi ignorando le circolari vaneggianti e pretestuose dello Sme, le telefonate dei Capi di Stato maggiore e i messaggi trasversali degli zerbini ministeriali. Sono stato Asimmetrico, quando ho diffuso le teorie dell'asimmetria e Tradizionalista, quando denunciavo l'impiego improprio dei militari e i nefasti della guerra preventiva.

Antialbanese, quando ho invitato a considerare i massacri di tutti e non solo di una parte; Uomo della Nato, quando impedivo ai Serbi di usare la violenza; Contro la Nato, quando volevo dialogare con loro; Anti Nazioni Unite quando ne denunciavo l'inefficienza. Sono diventato un Ecologista, quando ho parlato della "guerra ambientale" e un Retore della guerra quando predico l'etica e il rispetto delle leggi internazionali.

Potrei continuare, ma ti risparmio. La varietà delle etichette sta nella difficoltà di appiccicarmele, vista la gamma di argomenti che ho sempre voluto affrontare pubblicamente, ma soprattutto sta nell'incapacità altrui di accettare che qualcuno pensi con la propria testa e che sia disposto a vedere il buono anche nelle posizioni che non condivide.

La cosa più facile, nel caso di questo forum sul libro "Soldati", è quella di pensare che io tiri l'acqua al mulino dell'esercito o che voglia penalizzare le altre forze armate. E allora ognuno si sforza di dimostrare che il proprio gruppo, in questo caso la propria forza armata, il proprio partito, la propria affiliazione non può essere accomunata agli altri. Oppure, ognuno si sforza di dimostrare che il proprio orticello è diverso, migliore, incompreso, ma immune dalle critiche. Si tratta di una faziosità concettuale della quale non mi meraviglio ma che noto con rammarico perchè impedisce allo stesso interlocutore di astrarsi dalle proprie beghe e vedere i problemi dal punto di vista generale.

Il filtro settario o soltanto settoriale impedisce di utilizzare le chiavi multiculturali, lo zoom analitico, il flashback temporale, la metafora, l'ironia, la provocazione, lo stimolo intellettuale. Tutti quegli strumenti, insomma, che consentono di penetrare nella mente e nell'anima di chi esprime le proprie idee e non soltanto di cogliere quello che fa comodo in un senso o nell'altro.

Essendo sempre stato un uomo libero, un cane sciolto, non ho mai avuto tempo, voglia o inclinazione alla faziosità nè a sentirmi rappresentativo di una categoria o un gruppo. I miei errori di valutazione sono solo miei e se le mie analisi sono condivise o non condivise da altri mi piacerebbe che fosse merito dell'altrettanto indipendente loro pensiero e non del mio. Come diceva un mio amico dell'aeronautica: "Non sono responsabile delle cazzate che dico". Un caro saluto, Fabio.

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