Anno 2008

Cerca in PdD


Speciale GIS, trent'anni di storia

Giovanna Ranaldo, 13 ottobre 2008

A partire dagli anni Sessanta, i Paesi occidentali maggiormente sviluppati, contestualmente alla loro crescita economica e sociale, furono investiti da diversi fenomeni terroristici di matrice nazionale e internazionale. Una delle azioni più eclatanti fu il sequestro della delegazione israeliana alle Olimpiadi di Monaco in Germania nel 1972, operata dal gruppo terroristico Settembre Nero, che si concluse in modo drammatico e cruento. Numerose furono le vittime, compresi tutti gli ostaggi, a causa del fallito intervento delle forze di polizia locali. Anche in Italia, a partire dagli anni Settanta, le formazioni terroristiche divennero sempre più agguerrite e pericolose, in particolare le Brigate Rosse, che in Europa risultarono le più organizzate sotto il profilo politico e militare. Le loro cellule, agendo in clandestinità, portarono a termine attentati, sequestri, ferimenti e omicidi, mirati al sovvertimento delle istituzioni democratiche e alla destabilizzazione dell’ordine pubblico interno, con il chiaro intento di innescare un processo rivoluzionario.

L’attività terroristica delle BR culminò con il sequestro del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, eseguito uccidendo i cinque membri della scorta e dando seguito all’esecuzione dell’esponente politico. I vertici istituzionali dei vari Paesi europei, compresero che per fronteggiare l’emergenza del terrorismo diventava indispensabile disporre di unità speciali addestrate e dedicate allo scopo. Alcune vennero formate con personale delle forze armate. In Gran Bretagna, il 22° reggimento Special Air Service (SAS), aveva già acquisito una specifica esperienza in Irlanda del Nord e si distinse nel 1980 con un efficace intervento operativo finalizzato alla liberazione di ostaggi nell’ambasciata iraniana a Londra.

Altre unità vennero costituite con personale delle forze di polizia come nel caso della Germania, dove fu creato il Grenzschutzgruppe 9 (GSG 9), che portò a termine con successo l’operazione Magic Fire in Somalia nel 1977, liberando i passeggeri di un velivolo della Lufthansa dirottato dai terroristi. In Italia, su richiesta dell’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, furono resi disponibili dal ministero della Difesa, alcuni reparti di forze speciali dell’Esercito e della Marina, in particolare il 9° battaglione d’assalto paracadutisti Col Moschin (oggi reggimento) e il Comsubin (Comando subacquei e incursori) con il GOI (Gruppo operativo incursori). Contestualmente l’Arma dei Carabinieri assicurò la disponibilità del Gruppo d’intervento speciale, tratto dal 1° battaglione carabinieri paracadutisti, oggi 1° reggimento Tuscania. Gli incursori dell’Esercito e della Marina si alternarono fino al 1984 nell’assicurare, assieme al GIS dei Carabinieri, le Unità d’intervento speciale Unis Da quell’anno in poi, a seguito del decreto del ministero dell’Interno, l’unica Unis in ambito nazionale rimase il GIS.

Il battesimo del fuoco

Il 6 febbraio 1978 veniva costituito il Gruppo d’intervento speciale dei carabinieri. Il reparto fu conosciuto dall’opinione pubblica soltanto due anni dopo, il 29 dicembre 1980, quando fece irruzione nel carcere di Trani (Puglia), dove era in corso la rivolta di 98 detenuti appartenenti alle Brigate Rosse e ad altre organizzazioni terroristiche di sinistra. I criminali avevano preso in ostaggio 18 agenti di custodia e questo rendeva inattuabile qualsiasi tipo di intervento. Non ci volle molto a comprendere che la situazione stava peggiorando e richiedeva l’impiego di specialisti.

Il GIS era pronto. Dopo un vertice tenuto a Palazzo Chigi, il ministro Sarti diede l’ordine di intervenire. Un blitz in piena regola: in poco più di un’ora il reparto speciale dell’Arma aveva liberato gli ostaggi, catturato i sequestratori e ripreso il controllo della struttura, il tutto senza spargimento di sangue. Alle 16.15 alcune aliquote del gruppo si erano calate sul tetto del carcere da due elicotteri con la tecnica del fast rope (discesa veloce). Altri team a terra avevano fatto saltare le cancellate con sette cariche esplosive. Un terzo elicottero coordinava le operazioni. Alle 17, la sirena decretò la fine dell’emergenza.

Il mattino successivo, un noto quotidiano romano, così riportò la notizia ai suoi lettori. “Tre elicotteri sono arrivati all’improvviso, verso le 16.15: uno controllava dall’alto mentre gli altri si posavano sui ‘coperchi’ della prigione. Portavano ordigni paralizzanti e cariche esplosive al plastico. Pochi minuti più tardi, a trenta secondi l’uno dall’altro, scoppiavano i primi ordigni: tonfi sordi, terribili. Si doveva far breccia sui muri e scardinare le cancellate, aprire varchi. Altre deflagrazioni si succedevano a una distanza di tempo impressionante, poiché lasciavano prevedere resistenze ed ostacoli…e tra uno scoppio e l’altro, i rimbombi delle sventagliate di mitra e ogni tanto singoli spari di revolver. La battaglia è stata furibonda. Il raid di Trani ha rivelato, all’improvviso, l’esistenza di un reparto speciale dei Carabinieri, efficientissimo e moderno. La cosa che ha suscitato il più grande stupore non è stata tanto la condotta di tutta l’operazione, peraltro esemplare, quanto che nessuno sapeva dell’esistenza di questi uomini, né chi fossero né quanti fossero”.

Cofs e Atlas

Il gruppo è un’unità specializzata per la condotta di operazioni militari e di polizia ad alto rischio, rapide e risolutive, di norma in presenza di ostaggi. Il reparto è inquadrato nella 2^ brigata mobile dei carabinieri, per l’impiego quale Unis nazionale o forza speciale, dipende direttamente dal comando generale dell’Arma. I suoi principali compiti sono di tipo strategico: liberazione ostaggi, arresto di pericolosi terroristi, risoluzione di dirottamenti aerei, di crisi in ambasciate e con minacce Nbcr (nucleare, biologico, chimico, radiologico), salvataggio di connazionali all’estero.

Tra i compiti tattici, rientrano la liberazione di soggetti sequestrati da criminali comuni, l’arresto di pericolosi malviventi e protezione Vip In ogni caso, l’obiettivo principale del GIS è la salvaguardia di vite umane e questo principio sia etico che deontologico costituisce una delle maggiori peculiarità del Gruppo. Oggi il reparto, con sede a Livorno, conta tra le sue fila circa un centinaio di operatori altamente qualificati ed è articolato in un nucleo comando, una sezione amministrativa, una sezione OA (operazioni, addestramento), una sezione Tsr (tiratori scelti ricognitori), le sezioni operative, il nucleo tecnico e un nucleo negoziazione. Al suo interno è inserita una cellula di negoziatori per la risoluzione delle situazioni di crisi soprattutto in presenza di ostaggi. Ogni sezione, in funzione delle proprie caratteristiche, è articolata in varie squadre di operatori, organizzate in base a specifiche esigenze.

Il personale si alterna giornalmente in aliquote, la prima delle quali è sempre pronta a partire immediatamente per ogni destinazione sia in territorio nazionale che in aree ostili, interdette o politicamente sensibili. Il secondo distaccamento è pronto a entrare in azione nel giro di tre ore e il terzo entro le ventiquattr’ore successive. Gli operatori possono agire in acqua, aria e terra senza alcuna difficoltà. Il primo team di intervento è quasi sempre preceduto da un nucleo avanzato che ha lo scopo di raccogliere il maggior numero di informazioni utili per stilare il piano d’intervento. Diversi sono i mezzi a loro disposizione per effettuare i rischieramenti sul territorio nazionale: autovetture veloci, elicotteri AB-212 in dotazione all’Arma, velivoli C 130J resi disponibili dalla 46^ brigata aerea di Pisa dell’Aeronautica militare. Precisione, rapidità, sicurezza e discriminazione devono caratterizzare l’intervento. In questa fase riveste una particolare importanza l’uso di esplosivi, impiegati con precisione chirurgica per la realizzazione di varchi negli ostacoli che li separano dagli obiettivi.

Da quella prima operazione nel carcere di Trani, il gruppo ha dimostrato una grande flessibilità, compattezza e intuizione, riuscendo a ricalibrare le proprie peculiarità in funzione dei nuovi contesti operativi nei quali attualmente è chiamato a intervenire sia in ambito joint (interforze) che combined (multinazionale). Oggi il GIS è configurato a livello Difesa all’interno del Cofs (comando interforze per le operazioni delle forze speciali), un’organizzazione nata nel dicembre 2004 con lo scopo di riunire specifici assetti provenienti dalle quattro forze armate e operare in simmetria con altre realtà paritetiche internazionali. Il Cofs fa parte di un raggruppamento di comandi joint dipendenti dal COI (comando operativo di vertice interforze).

Il Gruppo d’intervento speciale dedica molte delle proprie risorse al perfezionamento dell’attività di ricerca e collaborazione con altri reparti similari del circuito Nato, aderendo anche a un progetto della Commissione europea denominato Atlas. Questo programma si fonda sulla sinergia di 30 unità speciali dei Paesi della UE, a cui partecipa anche la Norvegia. Si tratta di un vero e proprio consorzio, che si concretizza in un ufficio con sede a Bruxelles, articolato in una serie di working group multinazionali: explode (settore esplosivi), naval (settore navale), building (edifici in varie configurazioni), aircraft (settore aereo), sniper e il forum sulla negoziazione.

I progetti sono sovvenzionati dalla UE e questo consente di promuovere pianificazioni di più ampia portata a vantaggio di tutti gli aderenti. Non è tutto, il consorzio offre alle forze speciali dotate di una strutturazione minore, la possibilità di potersi aggiornare e studiare attingendo all’esperienza dei colleghi. Più in generale, l’obiettivo di questo ufficio è quello di perfezionare l’elaborazione di nuovi lineamenti di dottrina e nozioni a carattere pratico, spaziando attraverso tecniche, procedure e armamenti, che vengono poi diffuse tramite una piattaforma informatica a uso dei reparti speciali consorziati. L’attività del gruppo si estende ulteriormente in ambito combined con l’impiego di dispositivi rischierati in diverse aree, come quella afghana, dove il reparto è presente con specifici assetti nell’ambito della task force 45 (operazione Sarissa) di Isaf, unitamente ai colleghi di forze paritetiche, tutti inquadrati all’interno del Cofs.

Araldica

Lo stemma araldico del Gruppo d’intervento speciale è costituito da ali spiegate di color oro, con paracadute sul quale, in posizione centrale, è sovrimposto un gladio con la punta rivolta verso il basso, il tutto su sfondo nero. Sopra campeggia la fiamma dell’Arma dei carabinieri che oltre all’istituzione di appartenenza, rappresenta la continuità delle sue tradizioni. Le ali spiegate fanno riferimento anche all’estrema mobilità e rapidità d’intervento dell’unità. Il paracadute indica l’appartenenza del GIS alle aviotruppe e il gladio romano a doppia lama ne richiama quella alle forze speciali italiane.

Le principali operazioni

28 dicembre 1980, carcere di Trani (Bari), intervento all'interno del supercarcere e liberazione di ostaggi; 25 agosto 1987 carcere di Porto Azzurro (Isola d’Elba), intervento finalizzato al contrasto della rivolta dei detenuti; giugno 1988, Oria (Brindisi), arresto di Roberto Di Giovanni, uno squilibrato che si era barricato in casa dopo aver ucciso un passante e ferito alcuni carabinieri; dicembre 1989, San Luca (Reggio Calabria), sequestro Cesare Casella, cattura del criminale Giuseppe Strangio; 17 aprile 1990 Santa Margherita Ligure (Genova), liberazione della piccola Patrizia Tacchella; luglio 1992 Salerno, cattura di malviventi ricercati per l’omicidio di due Carabinieri; 16 gennaio 1995, Segrate (Milano), liberazione di Raffaele Alessi; febbraio 1995 Grosseto, cattura del latitante Sebastiano Murreddu; 1996 Barletta (Bari), cattura di quattro malviventi ricercati per l’omicidio di un maresciallo dell’Arma; maggio 1997 Venezia, irruzione nel campanile di San Marco e cattura del gruppo separatista che lo aveva occupato; aprile 1999, traduzione di terroristi libici autori della strage di Lockerbie; novembre 1999 Largo isola Alicudi (Sicilia) operazione antidroga, presa di un mercantile carico di 12 tonnellate di stupefacenti; 7 giugno 2000 Torino, liberazione della minorenne Rosa Laura Spadafora, sequestrata da una banda di italo-albanesi; 10 giugno 2000, Torre Annunziata (Napoli), cattura del latitante camorrista Ferdinando Cesarano; 30 novembre 2002, Ostia (Roma), cattura del latitante tunisino Faid Isa Kamalfa, asserragliato in un’abitazione; marzo 2005 Bari, cattura di una banda di criminali autori di assalti armati a furgoni portavalori tra Calabria, Campania e Puglia; Calabria, Campania e Sicilia, arresto di pericolosi latitanti appartenenti a organizzazioni criminali di stampo mafioso (Cesarano, Barbaro, Iona, Bellocco); 28 giugno 2005, Bogogno (Novara), blitz notturno finalizzato alla cattura di Angelo Sacco, che nella giornata precedente aveva ucciso a colpi di fucile tre persone e ne aveva ferite otto; febbraio 2006, sicurezza durante le Olimpiadi invernali di Torino; giugno 2006, cattura del terrorista Gaith Pharaon; 22 agosto 2008, Poggiomarino (Napoli), operazione antidroga contro i narcotrafficanti della camorra, sequestrati cento chili di cocaina purissima.

Missioni all’estero

1997 Albania operazione Alba; 1998-1999 Bosnia-Erzegovina Sfor, aggregato alla Msu (Multinational specialized unit, Unità multinazionale specializzata) dell’Arma dei carabinieri; 1999-2000 Kosovo Kfor, aggregato alla Msu; 2003-2004 Iraq, operazione Antica Babilonia; marzo 2002 Kabul, operazione Corona, rientro in Afghanistan del Re Zahir Shah; 2008 Afghanistan, operazione Sarissa Unifil.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM