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| Anno 2008 | |
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Roma – Nella sede del Partito democratico sulla via Cristoforo Colombo, il generale Mauro Del Vecchio, ex comandante del Coi e candidato alle elezioni politiche per il Pd, martedì 8 aprile ha tenuto una conferenza stampa, illustrando alcuni temi e alcune emergenze sui quali è necessario riversare l’attenzione nella prossima legislatura.
Priorità assoluta per gli alloggi militari. “C’è una carenza terribile di alloggi per i militari, - ha affermato Del Vecchio - oggi tutti volontari e professionisti, che non possono certo essere accasermati come avveniva durante la naja. Le forze armate dispongono di 18mila alloggi in Italia, cinquemila solo a Roma. Vendendoli, sulla base dell'equazione tre appartamenti nuovi per uno vecchio, si potrebbero mettere insieme le risorse per costruire più di 50mila alloggi per i militari”. “Su questo punto qualcosa di concreto è già stato fatto da Prodi, - è stato il commento del candidato del Pd - l'ultima finanziaria comprende un programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per i militari. Si tratta, adesso, di attuare questo programma. Il pagamento potrebbe avvenire con il ricavato della vendita degli immobili della Difesa non più funzionali alle esigenze istituzionali. È previsto che vengano venduti a blocchi di almeno tremila e che il ricavato vada tutto alla Difesa. La novità riguarda lo ‘scambio virtuoso’ che si intende creare con gli enti locali e i capitali privati, che sono chiamati a investire sulle aree demaniali dismesse: in questo caso verrebbero realizzate vere e proprie aree abitative, riservate ovviamente non solo ai militari. Bisogna creare un sistema sinergico che affronti in poco tempo la vendita degli immobili, consenta di superare gli impedimenti così da individuare le aree da edificare ed avviare i lavori per le nuove abitazioni”. L’iniziativa ha il sostegno degli enti locali e dell’associazione dei costruttori. “Siamo molto interessati e disponibili ad investire”, è stata la dichiarazione di un rappresentante dell'associazione costruttori di Roma, presente alla conferenza stampa convocata da Del Vecchio. Altro tema scottante dibattuto è stato l’Afghanistan. “In Afghanistan - ha evidenziato l’ex comandante della missione Isaf della Nato – l’Italia sta facendo il proprio dovere con le stesse regole di ingaggio degli altri Paesi. Il numero complessivo dei militari italiani è adeguato, la Nato e gli Stati Uniti, quando chiedono agli alleati più truppe, non si rivolgono all'Italia, ma ad altri. Ci sono alcuni Paesi meno impegnati di noi e che sono in grado di fornire un contributo superiore, come la Francia”. “L’Italia - ha aggiunto - schiera da tempo in Afghanistan circa 2.500 soldati: è un impegno consistente, assolto sempre nel modo migliore. Sono favorevole al possibile prossimo incremento del contingente italiano a Herat, con lo spostamento nell'ovest dei soldati oggi schierati a Kabul, così possiamo potenziare l'attività di formazione delle forze di sicurezza locali, che è la cosa più importante. Quello che gli afgani vogliono, infatti, è essere messi in grado di andare avanti da soli”. Del Vecchio ha anche ammesso che da comandante dell’Isaf avrebbe volentieri fatto a meno dei ‘caveat’, cioè le limitazioni che i vari Paesi (Italia compresa) pongono all'impiego delle loro truppe, di norma impossibilitate a intervenire fuori dalla loro area di competenza. “Adesso – ha spiegato - il numero complessivo dei militari di Isaf è aumentato e i caveat non costituiscono più un problema. Se cambiassero i caveat ci sarebbe bisogno di ulteriori risorse umane, che tra l'altro l’Italia non ha. Il problema è stato in parte risolto con l'invio da parte della Francia di altri 700 militari. Le regole d'ingaggio invece sono uguali per tutti i Paesi di Isaf”. Tra i settori da rivedere per il candidato del Partito democratico c’è la Guardia di Finanza. “Anche la Guardia di Finanza dovrà avere un comandante generale nominato all'interno del corpo”, è la ricetta che Del Vecchio propone. “Credo che ci siano le condizioni – ha sostenuto - per nominare un comandante Generale dall’interno. È ovvio che questo significa modificare alcune norme da parte del Parlamento, ma è già accaduto con i Carabinieri e lo si può fare anche con la Gdf”.
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