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| Anno 2009 | |
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Il 14 gennaio, nella sua prima conferenza stampa del 2009, il portavoce della Nato James Appathurai ha presentato la “direttiva tattica” emanata dal generale David D. McKiernan comandante di Isaf, la forza multinazionale sotto comando Nato schierata in Afghanistan. “Dispongo che questa direttiva sia illustrata e spiegata a ciascun soldato, marinaio, aviatore, marine e civile (inclusi i contractors) della forza appena possibile”, conclude il comandante prima della sua firma in calce al documento. E’ abbastanza singolare che un comandante Nato renda pubblica una sua direttiva, ancora di più se si tratta di un generale Usa come è McKiernan, ma i contenuti giustificano questa scelta.
Nei mesi recenti la Nato si era trovata spesso in difficoltà a causa delle vittime civili causate dagli interventi aerei a supporto delle unità terrestri di Isaf. Eventi analoghi si erano verificati anche nell’ambito della missione Enduring Freedom sotto comando Usa, ma quelli che riguardavano la Nato mettevano in serio imbarazzo i Paesi dell’Alleanza. Insieme con queste preoccupazioni di carattere umanitario (per quello che l’aggettivo può valere in politica) era emersa la tendenza a trasferire quanto prima possibile ogni responsabilità al governo afgano. Nella riunione di ministri degli esteri della Nato del 2 – 3 dicembre scorsi a Bruxelles era stata coniata l’espressione “Support for Enhanced Afghan Leadership and Responsibility”. Il generale McKiernan ha tradotto in termini militari attuali le indicazioni dei vertici politici dell’Alleanza e in due pagine ha stilato il codice di comportamento di ciascun partecipante alla missione di Isaf. E’ partito dal presupposto che la “vittoria deve essere una vittoria afgana” e che ogni azione di Isaf deve essere condotta a favore del popolo afgano e del suo governo. Ogni attività operativa si svolgerà congiuntamente con le forze di sicurezza afgane mentre “operazioni indipendenti di Isaf dovranno essere un’eccezione”. Detto in termini più espliciti, si tratta in sostanza di afganizzare il conflitto. Particolare importanza è attribuita al consenso della popolazione afgana che deve essere guadagnato rispettandone la cultura, la religione e gli usi. A meno di una situazione di pericolo chiara e identificata, in ogni perquisizione o accesso alle abitazioni, ai luoghi di culto e ai siti d’interesse culturale le forze di sicurezza afgane dovranno precedere quelle di Isaf; si legge poi testualmente che “tutto il personale nelle proprie azioni e parole dimostrerà rispetto per gli afgani, la cultura afgana, gli usi afgani e l’Islam”. L’imperativo in questo caso è vincere le menti e i cuori degli afgani. Per ottenere questo risultato è indispensabile evitare vittime tra la popolazione civile e McKiernan ha disposto quindi che i comandanti riducano al minimo la necessità di ricorrere alla forza distruttiva (deadly force). Fra i modi per ottenere questo risultato sono ricordati l’impiego di tecniche e procedure ma soprattutto l’addestramento. Il richiamo all’addestramento non è nuovo, visto che proprio un anno fa in una intervista al Los Angeles Times il segretario alla Difesa Usa Gates affermava che “la maggior parte delle forze europee, forze Nato, non sono preparate per le operazioni di counterinsurgency”. Gates si riferiva alle forze schierate nel settore sud dell’Afghanistan (Canada, Gran Bretagna e Olanda) che avrebbero fatto ricorso agli interventi di fuoco – di artiglieria e aereo – per supplire alla carenza di unità di fanteria. Da comandante avveduto cui sta a cuore l’incolumità dei suoi uomini, McKiernan precisa che “nessuno vuole o intende limitare il diritto essenziale di autodifesa di ciascun membro di Isaf”. Tuttavia in ogni circostanza in cui possono essere stati causati danni a civili saranno eseguiti tutti gli accertamenti anche congiuntamente con le autorità afgane ed eventuali responsabilità di Isaf dovranno essere pubblicamente riconosciute. Le ripetute dichiarazioni di rispetto per il popolo e il governo afgano contenute in questa direttiva rispondono a una esigenza avvertita già da tempo a livello politico in ambito Nato. Solo ora però, nell’imminenza dell’avvicendamento alla Casa Bianca, si è trovata la soluzione operativa. Si era già avuta l’anticipazione di un possibile cambiamento negli orientamenti dell’amministrazione Usa con il Sofa (Status of forces agreement) concordato per disciplinare la permanenza delle truppe Usa in Iraq e firmato lo scorso dicembre tra i governi di Bagdad e Washington. Anche in quel documento era evidente l’enfasi posta sulla sovranità del governo iracheno e sul rispetto dovuto alla popolazione. La nuova apertura verso l’Afghanistan materializzata dalla direttiva di McKiernan ricalca le tappe di una exit strategy che gli Usa sembrano volere indicare alla Nato, peraltro ben contenta di accogliere il suggerimento. Resta solo da vedere se la direttiva verrà estesa anche alla missione Enduring Freedom: sarebbe la conferma di un vero nuovo corso della politica Usa.
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