Anno 2009

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Afghanistan, elezioni ad agosto e più truppe Usa

Franco Apicella, 2 febbraio 2009

Le elezioni presidenziali in Afghanistan sono state rimandate al 20 agosto prossimo; il mandato dell’attuale presidente Karzai scade il 22 maggio e il posticipo si sarebbe reso necessario per motivi organizzativi e per le condizioni climatiche che fino all’inizio dell’estate ostacoleranno l’accesso a molte zone del Paese. Alcuni oppositori dell’attuale presidente hanno già detto che intendono disconoscerlo non appena scadrà il suo mandato, ma l’Onu si è già rassegnata alla dilazione e un suo portavoce ha affermato che “a questo punto è diventata una necessità pragmatica”.

L’Alleanza atlantica ha fatto sapere che “la data scelta darà tempo sufficiente per prepararci adeguatamente a supportare il governo afgano nel garantire abbastanza sicurezza per consentire lo svolgimento delle elezioni”. Entro il prossimo vertice dei capi di Stato e di governo della Nato in programma a Strasburgo e Kehl il 3 e 4 aprile il presidente Usa Barack Obama dovrebbe ufficializzare la decisione di inviare un consistente rinforzo di truppe in Afghanistan; si parla di 30mila uomini, ma non è ancora chiaro se saranno assegnati al contingente Nato Isaf o all’operazione Enduring Freedom sotto comando Usa.

La Nato e soprattutto gli Usa si aspettano che gli alleati europei seguano l’esempio, se non proprio con l’invio di rinforzi militari, almeno con un maggiore impegno nelle attività civili e nei finanziamenti alla ricostruzione. Proprio in concomitanza con l’annuncio della data delle elezioni si è però verificato un episodio che non giova alla ripresa dei rapporti transatlantici. La testata tedesca Spiegel-online è venuta in possesso di una direttiva sulla lotta al narcotraffico coperta da classifica di segretezza che il comandante supremo Nato in Europa, generale Usa John Craddock, ha diramato al generale tedesco Egon Ramms - responsabile del comando Nato di Brunssum da cui dipende Isaf - e allo stesso comandante di Isaf, generale Usa David McKiernan.

Secondo Spiegel nella sua direttiva Craddock avrebbe scritto che “non è più necessario fornire informazioni o altre prove che un determinato trafficante di droga o una struttura connessa con i narcotici in Afghanistan abbia i requisiti per essere classificato come obiettivo militare”. Si tratta di un ampliamento del mandato che gli stessi comandanti cui era indirizzata la direttiva hanno giudicato in violazione delle regole di ingaggio in vigore. In particolare sarebbe compromesso l’obiettivo stabilito dal generale McKiernan con una sua recente direttiva in cui imponeva a tutte le unità di Isaf di ridurre al minimo l’uso della forza per evitare vittime fra la popolazione civile. Alla fine quindi ci si troverebbe con due direttive in contrasto tra loro emanate da due generali Usa.

All’articolo di Spiegel - intitolato “Alto comandante Nato emana un ordine di uccidere illegittimo” - la Nato ha replicato con la decisione del segretario generale Jaap de Hoop Scheffer di avviare un’inchiesta sulla divulgazione di documenti classificati; il portavoce James Appathurai, riferendosi alla direttiva di Craddock, ha poi affermato che “nulla è in contrasto con le indicazioni date dai ministri e nulla è fatto in questa Alleanza che non sia in piena osservanza della legge nazionale e internazionale”. E’ facile pensare che sul piano formale tutto possa essere accomodato entro il prossimo vertice; i Paesi europei non hanno alcun interesse a guastare sul nascere l’idillio con il nuovo presidente Usa, il quale a sua volta sembra privilegiare la multilateralità rispetto alle iniziative personali ed estemporanee, come può apparire quella del generale Craddock.

Resta il problema dell’Afghanistan o meglio, della exit strategy, perché ormai è difficile pensare che quel Paese centro asiatico diventi in tempi ragionevoli una democrazia di stampo occidentale. La decisione di inviare consistenti rinforzi può apparire come una ripetizione della strategia con cui il generale Petraeus, con l’appoggio dell’amministrazione Bush, ha riportato l’Iraq a una situazione accettabile di stabilità, ma le condizioni sono molto diverse. Un articolo di Stratfor.com parla di “divergenza strategica” distinguendo tra Talebani e al Qaeda: con i Talebani – almeno le componenti più malleabili – si troverà un compromesso politico per stabilire un simulacro di democrazia e ritirare Isaf ed Enduring Freedom; la guerra contro ciò che rimane di al Qaeda sarà invece proseguita dall’intelligence e dalle forze speciali, in grado di agire non solo in Afghanistan.

Visto in questa ottica, l’aumento della presenza militare Nato e Usa nei prossimi mesi servirebbe a consentire lo svolgimento delle elezioni e il successivo insediamento del presidente, chiunque sia l’eletto. Al tempo stesso un incremento delle attività e soprattutto dei finanziamenti necessari alla ricostruzione giustificherebbe il disimpegno militare. Consegnato l’Afghanistan agli afgani, gli Usa potrebbero focalizzare le loro risorse sul contrasto al terrorismo internazionale. Ma, prima ancora di decidere se e come continuare la guerra al terrore dichiarata dal suo predecessore, il presidente Obama dovrà mettere ordine fra i suoi generali.

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