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| Anno 2009 | |
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"Ci impegneremo, ascolteremo e ci consulteremo. L'America ha bisogno del mondo proprio come il mondo ha bisogno dell'America" con queste parole il vicepresidente degli Usa, Joe Biden, ha annunciato alla conferenza internazionale di Monaco di Baviera, che aveva per tema la sicurezza internazionale, la rivoluzione della nuova amministrazione americana. Termini quali impegno, ascolto e consultazione non rappresentavano da un lungo periodo la cornice di riferimento degli Usa nei riguardi di tutte le questioni internazionali. Ma, a quanto pare, i tempi sembrano essere maturi per un deciso cambio di rotta.
I messaggi che emergono dalla conferenza annunciano un nuovo approccio americano nelle questioni di politica estera. Se si mettono a sistema alcune delle frasi pronunciate dal numero due della Casa Bianca alla conferenza, è possibile tracciare la linea operativa che l'amministrazione intende seguire in tutte le questioni rilevanti d'ora in poi. Il vicepresidente americano è venuto in Europa "in rappresentanza di una nuova amministrazione determinata ad affermare nuovi toni a Washington e nelle relazioni dell'America con il mondo" rimarcando come "l'America farà di più ma, chiederà anche di più". Il fulcro della nuova strategia Usa è una crescente comprensione dei problemi rafforzata da una maggiore capacità di ascolto degli altri attori internazionali per una rinnovata condivisione dei problemi. L'unilateralismo dell'era Bush è messo, almeno a parole, definitivamente da parte. In questi termini non è errato parlare di un New Deal politico americano. Detto ciò, è importante osservare come questioni scottanti quali la chiusura o meno della prigione di Guantanamo, i difficili rapporti con l'Iran, i rapporti con l'Europa e i rinnovati attriti con la potenza russa, solo per fare qualche esempio, possano essere lette e affrontate in modo differente. Si apre la strada verso nuove angolature analitiche e tale novità è molto indicativa. Anche temi quali la crisi economica, le sfide energetiche e ambientali, potranno essere analizzate con la partecipazione allargata di tutti i Paesi. Si darà spazio a nuovi contributi di pensiero. Gli Usa non vogliono più decidere da soli e rinunciano in questo modo al loro primato, non solo economico ma anche politico. "Chiederemo che ognuno si assuma la responsabilità per chi è al momento a Guantanamo, poiché siamo intenzionati di chiuderla" ha ripetuto Biden. L'affermazione suggerisce che l'amministrazione americana desidera rinunciare a ogni forma di detenzione illegale o extragiudiziale. E poi ancora, che ogni detenuto possa avvalersi dei diritti che gli sono propri. Detto in altre parole: ogni uomo ha dei diritti e se ne deve avvalere, anche se è un presunto terrorista. La precedente amministrazione americana aveva accantonato tale posizione sull'argomento. Anche questo è un cambiamento di linea rilevante. Con l'Iran, "uno dei grandi nemici della democrazia" secondo la definizione dell'ex presidente Bush, si aprono nuovi canali di dialogo, o meglio "nuove trattative" ha rilevato Biden. Il punto di partenza deve essere una "chiara scelta" da parte iraniana, ha rilevato il vicepresidente, che darà luogo a "incentivi indicativi" da parte americana qualora l'Iran volesse collaborare. La nuova visione politica apre orizzonti di collaborazione reciproca. Forse le spirali della reciproca tensione e dell'allontanamento cederanno il passo a canali di dialogo. L'inversione di rotta americana pare essere decisa e molto utile al già fragile universo mediorientale. I rapporti con l'Europa sono già positivi, ma durante la conferenza Biden non ha mancato di riferirsi alla situazione in cui versa l'Alleanza Atlantica. La Nato va "potenziata" e dovrà accogliere un "maggiore coinvolgimento francese" ha detto il rappresentante americano. Anche le relazioni tra Usa e Russia sono state oggetto di dibattito. Il progetto dello scudo missilistico in Europa andrà avanti ma "a condizione che sia sostenibile come costi e in concertazione con la Russia" ha rilevato Biden. Le relazioni tra Russa e Usa, Paesi che, ha rimarcato Biden, "non possono essere d'accordo su tutto, devono lavorare assieme laddove gli interessi coincidono e coincidono su diversi punti" sono comunque amichevoli. Anche in questo caso la chiave di lettura della nuova strategia americana sembra essere votata alla distensione e al reciproco avvicinamento. Non sono poi mancati riferimenti veloci anche alla situazione in Afghanistan, alle tensioni israelo-palestinesi e alle questioni ambientali ed energetiche, che saranno approfondite con maggiore attenzione nei prossimi meeting. Se alle parole seguiranno i fatti, la nuova amministrazione americana affronterà le questioni internazionali con nuovi canoni operativi. Messo da parte l'unilateralismo, tanto desiderato dai neo-conservatori della precedente amministrazione, il team politico coordinato da Barack Obama guarda alle criticità internazionali capace di ascoltare i pareri degli altri partner in una visione più distesa e comprensiva. Questo forse il New Deal più adatto alla criticità della situazione attuale.
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