Storie militari di gente comune

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Tre uomini e una bandiera

di Carlo Ferri

Il primo uomo è un "Ragazzo di Bir el Gobi" che dopo le vicende della guerra nel deserto e dopo la forzata cattività, non esita a rimettersi l'uniforme per una scelta di vita definitiva. Sarà un magnifico sottufficiale, una di quelle "pietre miliari" che sono il cuore pulsante di tanti reparti.

Il secondo uomo è un istriano che, guerra durante, sceglie di arruolarsi volontario paracadutista. Sarà destinato al 185° "Nembo", il reggimento già della "Folgore" ma che non andò a El Alamein con i reggimenti fratelli (186° e 187°) ma fu invece scelto per costituire la divisione gemella. Nel settembre del 1943 il nostro è in Calabria e combatte i canadesi sull'Aspromonte, poi, dopo l'armistizio vissuto con travaglio e incertezza fra il seguire gli amici al nord o gli amici al sud, partecipa a tutta la guerra di liberazione.

Anche lui, a guerra finita, preclusa definitivamente l'opportunità di tornare alla casa natia nell'Istria oramai occupata dai "titini", sceglie di rimanere nell'Esercito e resterà sempre, fino all'ultimo giorno, in quel "Nembo" con le mostrine azzurre e l'ala e il gladio d'oro. All'ardimento dei lanci sostituirà le evoluzioni spericolate sulle mitiche Guzzi e d'altronde a un paracadutista della prima ora non si poteva chiedere di stare troppo tranquillo nella vita di guarnigione!

Il terzo uomo è un giovane che nell'agosto 1943 viene chiamato alle armi nel goriziano presso il Deposito dell'11° bersaglieri (il reggimento è in quel frangente dislocato in Slovenia) ma, poche settimane dopo, gli infausti eventi dell'8 settembre lo costringono al generale "tutti a casa" dall'Isonzo fino alle natie Marche. Un anno tra i partigiani fino all'arrivo degli Alleati sul Metauro e un'opera di bonifica dalle mine della strada statale di Bocca Trabaria chiudono la sua diversa ma egualmente vera guerra. Finito il conflitto e richiamato per gli obblighi di leva, anche lui non lascerà più l'uniforme con le stellette che porterà sempre con orgoglio e con dedizione.

Tre uomini emblematici dell'Italia contadina che non c'è più, abituati alla dura sopravvivenza di ogni giorno e che si ritrovano insieme fedeli servitori della Patria pur venendo da esperienze così diverse e lontane. Riuniti sotto la Bandiera del 183° Reggimento Fanteria "Nembo" negli anni della "guerra fredda", sul nostro confine più pericoloso e più vigilato, vivranno, insieme a tanti altri, una magnifica avventura di amicizia fraterna in comunità di ideali e valori. Uno di loro è mio padre.

Ideali e valori, esempio e insegnamento che, pur da uomini semplici, umili e di poca cultura, sono riusciti a trasmettere pienamente e compiutamente ai loro figli. Il Paese deve molto a uomini come questi, gente che ha lavorato sempre in silenzio, fra difficoltà di ogni genere e che mai è venuta meno al senso del dovere.

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