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| Storie militari di gente comune | |
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Millenovecentosettantatré, ore 12,00, sala cinema, adunata di compagnia, distribuzione delle licenze e dei quarantott'ore. Un venerdì come tanti, come tutti i venerdì. La vita in caserma si basa sulla ripetitività. Le solite, noiose, immutabili, najesche istruzioni. "Non prendete i treni rapidi: vi beccate multa e punizione". Uffa! "Quando arrivate a casa andate subito alla Stazione Carabinieri per il timbro di visto-arrivare". Ariuffa! "Prima della partenza ricordate il visto-partire". Che noia! "Se v'ammalate, telefonate e poi avvertite i Carabinieri, ma è meglio che non vi ammaliate". Che lagna!
Vorrei semplicemente dir loro buon viaggio, divertitevi, abbracciate le vostre ragazze, abbuffatevi di quanto vostra madre vi preparerà per pranzo. Ma non posso. Devo essere formale, devo insegnare procedure che non useranno più dopo il militare, devo educarli al rispetto delle regole. Il primo aviere di fureria distribuisce i fogli di licenza tra la gioia dei presenti. Nessuno è di Roma e dunque per ciascuno di loro comincia una breve avventura desiderata da settimane: da militare si vive nell'attesa della licenza. Mi s'avvicina un aviere, della mia compagnia, ma che lavora al Distaccamento balneare. Viene in caserma solo per prendere le licenze e la paga; altrimenti fa l'inserviente. "Scusate signor tene', ch'aggio 'a fa' co' i carabbinieri? 'sti guaglioni fanno nu casino!" Mi volto annoiato, seccato, anzi scoglionato, per dirla nella parlata greve di caserma. "Vi ho già spiegato tutto mille volte, cazzo! Se non hai capito leggi dietro il foglio: c'è scritto tutto." "Perdonate signor tene', ma io nun saccio leggere e 'mmanco scrivere". Lo squadro furioso. Questo mi prende per i fondelli! Lo fulmino con lo sguardo. China la testa e così rimane. Mi volgo verso il furiere. Anche lui abbassa gli occhi. Improvvisamente mi rendo conto che è vero. Il furiere sapeva già. Io no. Non posso dire cosa provo nello spazio di un minuto. Riesco solo a balbettare un ridicolo "scusa". Ad occhi bassi, anch'io stavolta. Il furiere mi trae in salvo prendendo da parte l'aviere e ripetendo ancora una volta le istruzioni. Lunedì mattina. Con l'aiuto del mio furiere faccio un'indagine nelle schede personali dei miei avieri. Ne scopro ben cinque che dichiarano "difficoltà" nella lettura e nella scrittura (leggasi analfabeti). Non hanno neanche la licenza elementare. Mi basta. Non m'interessa neanche sapere se il loro è un analfabetismo primario o di ritorno. E' troppo per me, il laureato! Devo fare qualche cosa. Subito. Anche perché scopro che una decina di altri avieri non hanno conseguito la licenza media. Ma questo è discorso diverso. Mi attivo subito, ma trovo solo disinteresse, noia, cattiva informazione; come sempre di fronte ai problemi degli altri. Busso a tutte le porte: il cappellano, i colleghi anziani, il personale, il comando. Da tutti la stesse risposte: "Sono tanti anni che non c'è più la scuola reggimentale. Troppo pochi erano quelli che non avevano la licenza elementare. Sa, i costi, il comando, il ministero! E poi, la scuola dell'obbligo che fa? Ci dobbiamo pensare noi? (io credo che sì)". Alla fine: "Se ne occupi lei: carta bianca". E' quanto volevo sentirmi dire. Inizio, a testa bassa, dalla scuola elementare dell'isolato a fianco. Parlo con un vecchio maestro esponendo il problema e chiedendo aiuto. Scoperta! E' l'incaricato della biblioteca della mia caserma. "Ma quale biblioteca, scusi? quella nella saletta al primo piano, lato armeria?" Non sapevo neanche che ci fosse! "Ma sì, ci passo due pomeriggi la settimana!" Da solo, perché quest'attività, sconosciuta e misconosciuta, trascurata e non promossa, non interessa nessuno. E lui, il poverino, continua a restare lì per cinquantamila lire al mese che gli consentono d'arrotondare. S'entusiasma subito. Cominciamo a pianificare il da farsi per scoprire che c'è così poco da fare: la mia "carta bianca" e la buona volontà risolveranno tutto. Lui insegnerà, procaccerà libri e ausili. Io m'occuperò di tutto il resto: l'aula, i permessi e le autorizzazioni, l'organizzazione dei loro servizi, che non interferiscano con le lezioni. Partiamo in brevissimo tempo e non solo con i cinque che avevano dichiarato le loro difficoltà, ma anche con pochi altri che vogliono rimediare a qualche carenza. E' incredibile vederli così attenti alle lezioni, così impegnati nelle applicazioni delle semplici nozioni ricevute. Arrivano in aula sempre cinque minuti prima del maestro e al termine delle lezioni sembra quasi non vogliano lasciarlo andare. E' curioso vederli affollati intorno a lui per porgli domande che ai più farebbero sorridere. Quasi tutti nelle inflessioni del sud: in napoletano, in pugliese, in siciliano neanche a dirlo, in sardo. Perfino uno di un piccolo villaggio del nordest. Ma la fonetica non rientra nel programma, altri sono gli scopi di questa scuola. Il maestro gongola. Non deve più passare i pomeriggi nella penombra della biblioteca con l'unica compagnia della sua immancabile sigaretta. Ora ha una motivazione in più e forse la più importante. L'essere, l'avere, gli infantili temi inevitabilmente sgarrupati. Sto cavolo di passato remoto! Cinque per otto, la tabellina del nove, le due mele che sempre rimangono nella cesta al termine del problema. Ste cavolo di divisioni so' difficili però! Giuliocesare, Napulione, Garubaldi: un po' di storia. La Campagnia, Roma capitale d'itaglia, la Calabbria, Melano, il Po e il Tevere, il Montebianco e gli Apenini: persino un po' di geografia. Io faccio sempre una visita, normalmente al termine delle lezioni. Mi siedo in fondo per non disturbare, per non imbarazzarli quando non sanno o non capiscono o semplicemente non riescono a seguire i sia pur banali sillogismi del maestro. Non sono, tra di loro, così cattivi come sanno esserlo i bambini delle elementari. Ridono spensieratamente dei propri errori e anche gli inevitabili sfottò sono accettati volentieri. Anche io, certo, faccio il maestro (supplente) quando sono di giornata, la sera dopo il rancio. Spesso vengono da me a raccontare le loro cose, le difficoltà, la voglia di piantarla lì e di andare in libera uscita a caccia di ragazze. Ma anche a dirmi dei miglioramenti, dei risultati, dei buoni voti presi. Non hanno la minima ritrosia nel chiedere per la decima volta la stessa spiegazione. Il dubbio m'assale ogni volta: sono davvero tanto volenterosi o è solo per scroccarmi sigarette? Ma intanto la classe procede, i risultati si vedono; il maestro ne è orgoglioso, io di più. E così "di più" che mi sono proposto un altro progetto: la licenza media. Per quelli che ho scoperto non averla conseguita nonostante la scuola dell'obbligo. Qui il problema è più difficile da risolvere. Non me la posso cavare con il maestro. Devo coinvolgere altre istituzioni. E' richiesto un altro tipo di ufficialità (le 150 ore non le conosco), un altro tipo d'impegno. Sono necessari orari e tempi di cui la naja non dispone, un anno vola ed è difficile convincere questi ragazzi, che non si sentono completamente a zero come gli altri. In sostanza mi trovo impantanato. Faccio un patto con la direzione della scuola media. "Io vi porto i ragazzi che sarebbero disponibili. Voi li testate e scegliete quelli che ritenete già sufficientemente preparati per potersi presentare all'esame dopo solo qualche mese di lezioni". Di cinque me ne scelgono solo due. E' ragionevole e mi devo accontentare; davvero non si può fare di più nel breve volgere di uno scaglione. Arriva il tempo degli esami. Un'agitazione quasi infantile permea le giornate della compagnia. Vorrei esonerare i miei ragazzi dai servizi per consentire loro gli ultimi ripassi. Rifiutano in blocco: secondo loro non è giusto che gli altri compagni debbano lavorare di più per colpa loro. Difficile a credersi, ma è così. La commissione è costituita dal maestro, da me e dal mio maresciallo. Il giorno dell'esame non può essere narrato così facilmente. Ciascuno di quelli che hanno partecipato a questa storia, dal maestro a me ai ragazzi, potrebbe raccontare mille cose, mille sensazioni, mille paure, mille gioie. S'inizia con il tema. Il maestro è molto agitato: passeggia avanti e dietro, sbircia sui fogli degli alunni, indica in silenzio, con il dito, qualche grossolano errore cercando di non farsi notare da me. Continua a fumare come un turco e permette di fumare anche agli esaminandi! Una breve pausa e poi il problema. La ripetizione del film già visto, ma arriviamo alla fine anche di questa prova. Decidiamo di non pranzare. Solo un caffé prima di iniziare gli orali. L'emozione è tangibile: chi gronda sudore, chi ha la voce tremula, chi invece non riesce a firmare il verbale, chi ormai ha finito il primo pacchetto di sigarette. Ma piano piano la tensione si allenta, il sorriso ritorna sul viso di tutti. Le domande sono semplici e schiette; le risposte, quelle conosciute, arrivano in modo diretto, le altre, quelle sconosciute, arrivano comunque anche se "guidate". Le tabelline vengono recitate in modo perfetto! La sessione d'esami è finita. E' stata più intensa di una sessione di laurea. La serata è interminabile. I ragazzi mi massacrano con la loro gioia e con le loro ingenue domande sull'esito della prova. Provo a rassicurarli. "Siete stati bravissimi, il maestro è molto soddisfatto, sono orgoglioso di voi" ma non c'è niente da fare. Li porto tutti allo spaccio truppa a prendere qualche cosa e poi li mando in camerata a dormire. Temendo però per l'indomani una scena analoga, li sbatto tutti di servizio, separati l'uno dall'altro. La motivazione formale è il recupero dei turni saltati, quella vera è la necessità di stemperare l'eccitazione. Nel frattempo il maestro concluderà il lavoro di correzione, compilerà tutti i documenti e preparerà il così meritato diploma. Appuntamento nel pomeriggio del giorno seguente per i risultati. Loro, noi, e basta. Solo quelli che si sono impegnati davvero. Qualche biscotto, aranciata, Coca Cola, i Diplomi di Licenza Elementare, cinque, le Attestazioni di Frequenza, per gli altri tre. Strette di mano, grazie tante signor tene', pacche sulle spalle, grazie ancora signor mae'. Se non fossimo uomini veri, forse qualche lacrimuccia ci sarebbe stata tutta. I ragazzi napoletanamente esagerati nella gioia. Il Maestro ringiovanito, anzi rinato. Di me non dico. Tutti promossi. Si sono guadagnati una settimana di licenza premio. Ho scoperto un'immagine del mondo che non conoscevo. Anzi, che non avrei mai immaginato. Mi ha turbato. Anzi, profondamente amareggiato. Ha colpito la mia giovanile presunzione. Ma tant'é. Sarà solo la prima di un'interminabile serie di dure lezioni. Questa evidenza però mi ha concesso di scoprire (o ritrovare?) la sostanza dell'umanità con la sua rustica semplicità, la sua ricchezza e la sua miseria, la sua forza e la sua debolezza. E di farne tesoro, e di farne stimolo, e di farne ragione di vita. Non so se la piccola scuola proseguirà la sua attività nei prossimi anni; tra qualche settimana mi congederò e partirò per la Lombardia, al lavoro. Non saprò più niente dei ragazzi nè della scuola, ma non dimenticherò. Dovrei sperare che non ci siano casi simili e che dunque questa scuola non abbia più ragione d'esistere. Temo purtroppo che il problema continuerà a permanere, ma che sarà nuovamente riposto in un cassetto e lì rimarrà nell'oblio. E così il maestro tornerà a passare i pomeriggi da solo in biblioteca con la sigaretta perennemente accesa. E così ci saranno altri giovani che… Dimenticavo. L'aviere che mi ha permesso di raccontare questa storia non poté frequentare la scuola: dopo qualche settimana infatti andò in congedo. Dei due avieri che intrapresero l'avventura alla scuola media uno abbandonò presto. L'altro proseguì con impegno e profitto nonostante le difficoltà. Per questo fu promosso aviere scelto. Dopo l'esame e il conseguimento della licenza media gli fu conferito il grado di primo aviere. Uno dei cinque promossi, al ritorno dalla licenza premio, mi portò mezzo salame fatto in casa. Un regalo dei suoi genitori per me. Chi ha qualche dubbio sul senso di tutto ciò può entrare in Internet e ricercare "analfabetismo". Forse i dubbi saranno sopraffatti dalla scoperta di quanto grande sia ancora questa vergogna e di quante pagine sgarrupate si potrebbero aggiungere a questa.
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