Storie militari di gente comune

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Pietre di fuoco e marinai da montagna

di Antonello Aveni Cirino

Già il nome Perdasdefogu (pietre di fuoco) aveva un suono così sinistro e nel contempo così attraente anche per un sardo, figuriamoci per i "continentali" che di sottecchi spiavo guardarsi attorno spauriti, quasi si stessero recando a Da Nang. Anche quelli che durante il Car sembravano i più sprezzanti e baldanzosi. Cosa dire poi di un "nonno" marchigiano incontrato settimane prima all'ennesimo concorso che, non sapendomi di quelle parti, mi avvertì con l'intento di terrorizzarmi (secondo lui): "Ti possono mandare alla caserma punitiva di Piedras de fuego!" Mi venne da ridere, anche se non potei fare a meno di pensare ad Alcatraz o Sing Sing.

Il paesaggio della zona merita una descrizione a parte. Purtroppo il copyright del nome Fort Apache era già di esclusivo uso (in Sardegna) di un'altra caserma: la Bechi Luserna di Macomer. Ma canyons, formazioni rocciose, sfondo bellissimo e selvaggio erano realmente in tema far west, ad eccezione di una enorme sfera (un radar) in un monte che riportava il tutto a una dimensione allucinante da film di fantascienza anni Settanta.

Strano, anche adesso, mentre scrivo, sento nelle narici odori di allora, come Mario Rigoni Stern all'inizio del suo bellissimo "Sergente nella neve" (mi si perdoni l'improprio associarmi ad uno dei miei miti): mi torna nel naso l'odore di magazzino umido e di casermaggio ammuffito che abbondantemente profumava me e i miei commilitoni. Avevamo ricevuto la Drop estiva (lo so, non si chiama così!) pochi giorni prima del Giuramento; lo testimoniava chi "navigava" in un divisone formato famiglia o il bottone brunito della sahariana di un amico, pronto ad essere sparato (in omaggio agli artiglieri presenti) da una panza che nemmeno il Car della "Sassari", con abbondanza di marce e attività aerobica varia, era riuscito a spianare. Avrei sentito anche in seguito quel "profumo".

Ogni volta, anche in altra parte del mondo, mi avrebbe rimandato col pensiero alla famosa trasferta. Sapevo già da civile dell'esistenza di quella che, al di fuori dell'ambito militare, veniva definita, con un termine misterioso, la Base, e sapevo che si trattava di un Ente interforze. Complesso militare moderno, non residuato borbonico, dove "si stava bene". Nel suo territorio ci si trovava, quasi improvvisamente, di fronte a una grossa rampa di lancio modello Cape Canaveral, ormai in disuso, ma che rendeva ancora più strano il paesaggio per la commistione, tutto sommato ben amalgamata, tra paesaggio selvaggio ed elementi tecnologici. In effetti, mi pare di ricordare che, decenni prima, all'apice della sperimentazione missilistica in Italia, fu definita proprio la "Cape Canaveral dei poveretti" (credo dal Corriere della Sera).

Qualche giorno prima, all'adunata, durante la lettura delle destinazioni, avevo festeggiato dimenando gli alluci, in quanto sull'attenti, il fatto di restare nell'Isola, non particolarmente lontano da casa. Non potei tuttavia far a meno di stupirmi assieme agli altri nel vedere, nel paesino caratteristico a più di 600 metri sul livello del mare che accoglie il Poligono, un gruppetto di marinai in bianche divise, rese ancor più candide dal sole di agosto. Sono quasi sicuro che più d'uno di noi pensò a un miraggio causato dalla trasferta allucinante (più per la nostra disposizione d'animo che per reali disagi).

In realtà la Marina, assieme ad Aeronautica ed Esercito, c'era eccome a Perdasdefogu: Perdas, così come i veterani che avevano addirittura qualche mese in più di noi chiamavano, per estensione, il Poligono Interforze del Salto di Quirra, dove avrei passato un periodo allora interminabile: un soffio, adesso.

Ripensandoci, mi riesce quasi difficile riconoscermi in quel soldatino che, sceso dal mezzo, suo malgrado attirò subito l'attenzione degli "anziani", in quanto, a differenza dei baschi neri (formato pizza margherita gigante) portati dagli artiglieri, indossava un fez rosso da bersagliere, che gli venne prontamente sequestrato per lazzi, frizzi e lanci in aria dai divertiti e fondamentalmente innocui, presenti. Ero vestito di tutto punto e sommerso da zainone, zainetto e borsone, ma mi sentivo praticamente nudo.

Lo avrei sperimentato: si aspettavano i nuovi come un bambino aspetta Babbo Natale. Sono convinto che i più aspettassero il nuovo scaglione non per rifarsi di qualche vessazione subita, ma perché il suo arrivo scandiva il tempo che li separava dal dismettere la divisa e soprattutto segnava l'innalzarsi di un gradino, o più a seconda dell'anzianità, nella ascesa-catarsi mistico-sociale della Truppa (chissà perché, i termini "naia" e "naioni" mi infastidiscono tuttora, forse perché la pronunciavano, rivolgendoci una smorfia da apartheid, i militari di carriera!).

E le ragazze? Artifici pazzeschi da parte nostra per farci credere sergenti o in Spe: non ci avrebbero degnato di uno sguardo e la concorrenza era tanta! In ogni caso, pie illusioni. Venivamo inevitabilmente scoperti, anche se qualche latin lover professionista riusciva a beccare.

A noi comuni mortali - consolante - il biliardino di un bar dove si sarebbe potuto fare il contrappello, tanti erano i soldati presenti. Tralascio il racconto di tutto il resto, che si riconosce - nel bene e nel male - nei mille racconti di chi ha condiviso questa esperienza di vita. Racconti che inevitabilmente escono fuori in mille contesti, quando tra gli interlocutori si scoprono insospettabili artiglieri, paracadutisti, alpini, carristi, marinai ecc. (esce talvolta fuori anche il finto incursore, ma questa è un'altra storia).

Racconti che, con le modifiche convenienti o inconsapevoli apportate in corso d'opera, finiscono per forza di cose per assomigliarsi tutti. Ne avrei fatte altre di esperienze militari, alcune esaltanti, altre tragiche. Tutte sicuramente più militari, con elmetto tipo fritz e visore notturno, ma sempre vissute diversamente da allora.

Non sono un sentimentale e di solito guardo avanti. Tuttavia, ogni volta che per lavoro o altro, spinto da una misteriosa forza sul volante, scelgo di allungare la strada verso quelle parti, non posso far a meno di pensare a queste sensazioni e sentire ancora una volta, quell'odore.

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