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| Storie militari di gente comune | |
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La carriera militare, oggi come allora è una scelta coinvolge non solo colui che porta la divisa, ma anche la propria famiglia. Mio papà nacque in Sicilia e vinse il concorso in Accademia. La prima assegnazione dopo le Scuole fu il Friuli: Cividale, dove conobbe mia madre, che allora era una giovane infermiera.
Si fidanzarono, si sposarono, nacqui prima io (a Treviso) e poi mia sorella (a Palermo). Ma il lavoro di mio padre cominciò subito a condizionare la famiglia. Mia mamma, per stargli vicino, dovette abbandonare presto il suo lavoro per seguirlo nei trasferimenti. Ai tempi non esistevano leggi che aiutavano a difendere l'identità di una famiglia di militari e quindi anche il lavoro della moglie. Naturalmente della carovana in viaggio facevamo parte anche noi. Non ho lucidi ricordi della mia giovane età, ma ricordo che mediamente ogni due, tre o quattro anni c'era un trasferimento. Ricordo che frequentavamo i supermercati per racimolare le scatole e imballare la nostra roba. Per noi piccoli era un gioco avvolgere tutto in carta di giornale, in stracci. Poi venne anche il periodo della scuola. Io non ne fui molto penalizzato, me ne andai presto da casa. Ricordo invece che mia sorella dalle medie alle magistrali cambiò almeno cinque scuole. E la cosa stranissima fu che in ogni scuola in cui approdasse i professori erano costantemente avanti nel programma, che lei doveva sempre inseguire. Ricordo che da un certo momento in poi mia madre aveva dei pacchi che non apriva più e rimanevano costantemente imballati. Ricordo, sorridendo, che alcuni di essi li aprimmo proprio poco tempo fa, io e mia sorella, curiosi di vedere un "famoso" servizio di posate di cui avevamo sempre sentito parlare, ma che non avevamo mai visto perchè perennemente impacchettato. Fu un salto indietro nel tempo, un ritorno al design degli anni '60. A quei tempi il cambio continuo di ambiente, amicizie, scuole, poteva sembrare traumatico. Oggi ho rivalutato molto quelle esperienze e penso abbiano contribuito alla mia crescita sociale e culturale. Mi hanno permesso di essere una persona aperta, sicuramente non timida, portata al dialogo. Mi hanno permesso di affacciarmi in modo aperto e dinamico al mondo del lavoro, non ponendo limiti geografici al mio impiego. Questa attitudine la ritrovo anche in tutti i miei amici d'infanzia, che per ovvi motivi sono in gran parte figli di militari e che hanno avuto simili trascorsi. Ma sono anche tanti altri i mestieri che oggi portano a una migrazione continua da un posto all'altro. Mi spiace ancora che, a causa dell'ordinamento di quel tempo, mia mamma abbia dovuto abbandonare il suo lavoro, che oggi, volendo, avrebbe potuto mantenere. Il mondo militare infatti, almeno da questo punto di vista, ora è più avanzato di quello civile.
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