Storie militari di gente comune

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Il circolo ufficiali

di Luigi Tarsia

Ancora oggi i circoli ufficiali riscuotono interesse e attenzione dal mondo civile. Alla pari dei più noti e nobili salotti romani e veneziani sono ricordati come centri di cultura, cavalleria e signorilità. Nella mente di molti si raffigurano come ampi saloni simili al noto salone del Dottor Zivago. Ma cosa fu per me e mia sorella il circolo ufficiali?

Riguardavo le foto da bambino e mi sono ritrovato al circolo ufficiali della caserma "Ciro Scianna" sede del 46° reggimento fanteria Reggio tra le braccia di Dino che cantava "Gli occhi miei". E poi un po' più grande seduto a tavola. Ma quanto mi costò essere seduto a tavola!

Ricordo che quando per la prima volta mio padre decise di portarci al circolo cominciò con largo anticipo in casa un lungo addestramento sullo stile di quello che a lui avevano insegnato in seminario prima e in Accademia poi e che ho ritrovato in vecchi libri di galateo dalla copertina in cartoncino rosso mattone sbiadito editi dall'Esercito.

L'addestramento cominciava con lo stare seduti a tavola, riporre il tovagliolo sulle gambe, tenere queste unite, polsi poggiati sulla tavola e due sottili quaderni sotto le ascelle, la schiena eretta e non poggiata allo schienale. Il pranzo andava consumato tutto senza storie e qui ci hanno marciato sopra per farmi mangiare tutto ciò che non mi piaceva) usando forchetta e coltello.

Ma il bello veniva alla frutta. Sbucciare mele, pere e arance con forchetta e coltello. Avevo cinque o sei anni. Ormai fa parte del mio modo di stare a tavola, suscita le curiosità dei miei colleghi in mensa non abituati a questo modo per me naturale. Noto con piacere ancora oggi, frequentando i circoli ufficiali, che quelle abitudini non sono andate perse. Forse anche questo contribuisce a tenere alta la considerazione per il luogo.

E' un ricordo che mi porto dietro con simpatia, pensando a quante mele e arance schizzarono fuori dal piatto. In compenso quel ferreo addestramento mi permise di essere uno dei pochi a non prendere punizioni in Collegio prima e in Accademia poi "per comportamento scorretto a tavola".

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