Storie militari di gente comune

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Una storia di merda

di Francesca Longo

Trieste, 1994. La guerra impazza ai confini, in quella che fu la Jugoslavia, La Nato vigila, senza peraltro intervenire. Trieste è il porto dove, nei momenti di calma e di maggior sicurezza, attraccano le portaerei statunitensi. La città fa incetta di zippo e cappellini, i bar trasudano in pieno inverno di ragazzotti ispanici, di colore o montanari in maglietta a maniche corte e blue jeans.

Trieste è l'unico porto del mondo che, in onore all'età media della popolazione, non ha né puttane, né casini (si dice che questo sia il principale motivo della crisi, sicuramente ne è la conferma). Dalla vicina Slovenia o dal Veneto generose fanciulle vengono trasferite, anche in pullman, nel capoluogo giuliano. La Military Police manganella senza pietà gli ubriachi, anche perché negli States bere è sicuramente più grave che sparare. A Trieste bevono molto e per fortuna sparano poco.

La buona borghesia triestina s'organizza per arricchirsi. Erano tempi di dollari contro lire, un business serio. Ed ecco che gli americani chiedono aiuto: una portaerei e quattro o cinquemila marines hanno delle insospettabili capacità di produzioni 'riciclabili'. La legge statunitense vieta di gettare in mare anche un cerino e quindi è necessario svuotare liquami da qualche parte.

Detto fatto. Usando dei bettolini, piccole e agevoli barchette da carico, alcune ditte locali si offrono per sporcarsi le mani. Un lavoro 'pulito': si tratta di scaricare merda sui bettolini in cambio di dollari (un giro miliardario) e trasportare i liquami al depuratore. Più viaggi al giorno. Ma cosa sarà mai, se tutto ciò serve a difendere il golfo di Trieste dall'inquinamento?

E' un lavoro semplice, che comunque manifesta quasi subito alcuni limiti. Nel tentativo di ridurre i viaggi, lasciando inalterato il prezzo del servizio, un bettolino viene sovraccaricato e affonda. Per permettere alla portaerei un'eventuale partenza immediata viene 'segato' e il contenuto finisce a concimare le alghe dell'Adriatico. E' scandalo. Americani e italiani (soprattutto la ditta concorrente) si chiedono in che acque i pensionati faranno il bagno, nel caso l'estate a venire non dovessero ripresentarsi le mucillagini.

I quotidiani strillano indignazione da ogni titolo, a sinistra scoppia l'allarme inquinamento, la destra si scatena contro l'antiamericanismo imperante. Emerge la dura realtà di Trieste, città di frontiera, costretta a fare i conti con la guerra, magari arricchirsi un po', ma con l'onestà che la caratterizza.

[...]

Con una mano sulla coscienza per anni si continuò ad ospitare portaerei americane, puttane, zippo, cappellini e viaggi organizzati nei casinò in Slovenia o gite sugli sci in Austria. Finchè…

Finchè non si scoprì che le bettoline caricavano la merda e la portavano effettivamente al depuratore. E che il depuratore effettivamente la smaltiva: in mare, visto che per anni nessuno aveva attivato i filtri.

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