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| Storie militari di gente comune | |
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Aveva sempre amato quei melanconici angoli di Inghilterra sparsi per il mondo che sono i cimiteri militari del Commonwealth. Il fatto di risiedere in Emilia-Romagna, dove il fronte si era fermato per lunghi mesi tra 1944 e 1945, faceva sì che le occasioni per incontrarli fossero, purtroppo, frequenti. Il verde dell'erba era delizioso. La cura esemplare.
Persino le panche, dove ci si poteva riposare e meditare, riportavano al di là della Manica. Tutto era lieve e sereno nella sua essenzialità. Uno spirito assai diverso da quello espresso da quel nibelungico castello, attorniato da plotoni schierati che pare aspettino solo un ordine per risorgere imbracciando un'arma, che è il cimitero militare tedesco della Futa. Un cimitero britannico era assai vicino a casa sua, così aveva preso l'abitudine di recarvisi con una certa frequenza. Le pietre tombali richiamavano secoli di storia, reparti che si erano coperti di gloria a Waterloo, in India, sulla Somme, ad El Alamein. London Scottish, London Irish Rifles, Coldstreams Guards, Argyll and Sutherland Highlanders, The Buffs erano alcuni dei nomi che si potevano leggere sulle lapidi sotto le insegne del reparto. Per quelle persone la grande storia delle istituzioni e la piccola storia individuale si erano concluse nei dintorni di un'opulenta città emiliana, in un rettangolo oggi contenuto tra l'autostrada per il mare e la via Emilia. Conosceva la tomba comune dei tre aviatori sepolti insieme, e non gli era difficile capire perché, di un aereo precipitato sulle colline del primo appennino. Una volta il custode gli aveva descritto come era avvenuto l'abbattimento. Di altri gli risultava più difficile collegare il loro destino all'Emilia. Tra i caduti si trovavano anche un paio di marinai. Ma la persona alla quale era più affezionato era una signora di oltre cinquantanni, British Army nurse, scomparsa a guerra già terminata da un mese. Che cosa l'aveva portata lì, perché era morta, quale causa l'aveva sottratta alla luce del nostro mondo? L'esito di una ferita, una malattia, un banale incidente? Chissà. Gli suscitava un'immensa pietà. Prima aveva provato per lei un sentimento quasi filiale, poi, invecchiando e comparandosi le età, era diventata per lui come una cara amica. Cercava sempre di immaginarsela e di ricostruire la sua vita. Sapeva che era originaria dei dintorni di Londra. Doveva aver percorso da sud a nord quasi tutta l'Italia. Gli venivano in mente alcune scene di Paisà di Rossellini, la battaglia per Firenze, la ragazza inglese che cerca l'amico partigiano. Chissà forse anche lei amava l'arte italiana. Forse era passata, come la straordinaria Iris Origo, nei salotti colti della Firenze anglofona, di prima della guerra, aveva visto Bernard Berenson e Villa I Tatti. Oppure no, la guerra aveva rappresentato la prima occasione per uscire dal suo paese. Cinquant'anni, non erano pochi, per una nurse al fronte. Pensava ai giovani che aveva curato per l'ultima volta. Pensava che si dovrebbe andare più spesso nei cimiteri di guerra. Ci si renderebbe conto di come la guerra sia fatta da ragazzi di vent'anni. Seguiva la nurse col pensiero, figurandosela in un mattino di prima della guerra, mentre si dedicava alle sue quotidiane attività. La vedeva quando si recava in ospedale, fermandosi magari ad acquistare un vecchio libro in una delle librerie di Charing Cross Road, la spiava sorridere, ironica e pratica, come solo le donne inglesi sanno essere. Mai prendersi troppo sul serio e saper mantenere le distanze. Già la vita è difficile, figuriamoci se ci si mettono sopra anche i propri problemi. Doveva abitare verso Islington, un po' a nord, ma vi era la metropolitana comoda, si saliva alla stazione di Angels. Talvolta, quando faceva una passeggiata a piedi, le capitava di passare davanti alla British Library, dove entrava per leggere gli ultimi articoli delle riviste di medicina. La grande sala di lettura la affascinava sempre. Tra quelle pareti di legno si erano progettati quasi tutti i viaggi dei grandi esploratori dell'Inghilterra vittoriana. Lì si recava chi voleva sapere cosa significava la parola zulu. Lì si andava a guardare sull'atlante del Times dove si trovavano quei luoghi remoti che si leggevano sui giornali nella prima guerra, Ypres, Cambrai, Passchendale. Immaginava che avesse casa in una breve strada silenziosa. I vetri ben lucidati. La cucina aveva ancora il pavimento di lastre di pietra. Dall'insieme emanava tutta la forza straordinaria dell'Inghilterra, un paese isolato e testardo, che per lunghi mesi ebbe il coraggio di affrontare da solo chi pareva destinato a governare il mondo senza più ostacoli. Il piccolo giardino sul retro era curato e aveva sempre nuovi fiori. Gli stessi fiori che ora un bravo giardiniere non faceva mancare, seguendo saggiamente il ritmo delle stagioni, a quelle tombe. Il visitatore non era militare, non era inglese, stava attento a che non ci fosse nessuno intorno, riteneva inopportuno attirare l'attenzione, ma quando se ne andava la lasciava con qualche parola d'affetto e poi la salutava portando la mano alla fronte, nel saluto militare inglese, ma quello vero, quello della vecchia scuola, quello col tremolo: "With love".
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