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| Storie militari di gente comune | |
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La prima volta la cosa ci balzò all'occhio perchè non era il solito, giornaliero aspetto cui eravamo oramai da anni abituati; le volte successive, al ripetersi, la nostra meraviglia e la nostra curiosità andava via via crescendo. Finalmente, con la certezza del fatto, la soddisfazione, sino a quel momento tenuta in disparte, poté palesarsi in tutta la sua ampiezza! Il portone centrale della caserma dopo tanti, troppi anni era riaperto!
Una visuale che avevamo oramai dimenticato tornava ai nostri occhi: un via vai di uomini in uniforme, la nostra uniforme, il piantone e la guardia, il sottufficiale di giornata e l'ufficiale di picchetto. Ricordi ed emozioni di cose già viste e soprattutto vissute. In fondo al piazzale i monumenti in ricordo del sacrificio dei Caduti e il Tricolore, sempre a garrire al vento per ribadire l'unicità e l'identità della Patria. Al tramonto, infine, chi avrà la fortuna di passare davanti a quel portone, si soffermi al momento dell'ammainabandiera e vedrà quegli uomini in uniforme interrompere ogni loro azione, rivolgersi al Tricolore in posizione di attenti e salutare: ogni giorno viene così da loro onorato il simbolo della Patria, il simbolo dell'onore e del dovere. Per anni ci avevano nascosto tutta questa vita, quasi che i militari non fossero parte di noi, ma solo oggetti da usare e poi dimenticare rinchiusi dentro alti muri e nascosti da robusti, ciechi portoni. Ora invece ci piace credere che quest'apertura abbia un profondo significato: i militari - e noi che ci consideriamo e che ci onoriamo di esserlo anche oggi pur non portando più la divisa con le stellette - vogliono fortemente affermare di essere parte integrante del Paese ma anche ribadire, altrettanto e ancor più fortemente, la loro specifica identità e soprattutto l'alto e nobile compito loro assegnato e fatto proprio con il Giuramento: la difesa della Patria! Anche noi, con le stellette nel cuore vogliamo, possiamo tenere simbolicamente aperto il nostro portone. La difesa della Patria si può e si deve fare tutti i giorni, in silenzio, lontani dal clamore e dai riflettori, con piccoli, quotidiani atti di coscienza civile, di solidarietà umana, di educazione civica. E anche noi al tramonto, rendiamo onore al Tricolore: in fondo basta poco, un attimo.
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