Storie militari di gente comune

Cerca in PdD


Lettera di congedo

di Alessandro Fantato

Novembre 2001

Caro Domenico, da una settimana la mia tuta volo è appesa dietro la porta. Non potrò più metterla, non più quella. La tuta di volo che indosserò non avrà le stellette e non avrà lo scudetto dell'Italia. E' una differenza importante che io noterò quotidianamente mentre altri noteranno solo che il colore sarà cambiato da verde a rosso. Mi sono congedato.

Caro Domenico come vuoi che mi senta. Tutti mi chiedono se sono contento e io mi trovo a rispondere di no. Poco importa la busta paga che sarà doppia o il molto tempo libero che avrò. Se dovessi descriverti lo stato d'animo che sento, dovrei farti un esempio che può sembrarti fuori tema ma è l'unico esempio che veramente rende l'idea e riesce anche a suggerire il vero motivo che mi ha portato al congedo. Cerca quindi di immaginare un uomo innamoratissimo della moglie. Immagina però, che questo uomo innamoratissimo, trovi più volte la moglie a letto con l'amante. Sarà costretto ad andarsene pur sentendo di amarla ancora. Ecco, se riesci a immedesimarti in quell'uomo allora mi puoi capire. Io lascio qualcosa che amo ma che devo lasciare. Io sono stato tradito. Siamo stati traditi.

Non esiste, forse, l'ambiente di lavoro perfetto. Ne ero cosciente, ma quando mi sono arruolato ero anche cosciente di diventare parte dell'Esercito italiano. Ai miei occhi di ventenne doveva essere una struttura perfetta, rigida, severa: una istituzione. Ben presto capii che invece i raccomandati esistevano e percorrevano tranquilli la strada che qualcuno aveva tracciato loro. Conobbi alcuni comandanti che fino all'avvento degli straordinari sparivano mezz'ora prima del termine dell'orario di servizio i quali, con l'introduzione degli straordinari, improvvisamente rimanevano in ufficio fino alle dieci di sera. Capii che per andare in Libano per alcuni era necessaria l'esperienza, l'inglese accertato, la domanda per l'estero, la disponibilità a essere trasferito mentre per altri più giovani, inesperti, senza inglese era necessario solo chiamarsi come il papà colonnello. Insomma capii che forse avevo idealizzato troppo l'istituzione.

Malgrado queste cose, nei confronti delle quali - concorderai con me - dopo qualche anno si dovrebbe essere vaccinati, continuavo ad amare profondamente il mio lavoro. Ho fatto con passione tutte le missioni che ho potuto fare e ti assicuro, per quanto retorico ti possa sembrare, non per soldi. Nel '97 ero in Albania sotto una tenda nel fango. I piloti Nvg* erano veramente pochi così mi chiamarono di corsa e mi dissero che da un momento all'altro sarei dovuto partire con l'elicottero per andare a Brindisi, imbarcare un altro pilota Nvg ed essere a Pisa entro sera per imbarcarci, con due elicotteri e un equipaggio del 26°, su di un Galaxy americano per portare gli osservatori Onu a fare delle ricognizioni in Angola. Passai tre giorni a bordo dell'elicottero, senza fare domande, aspettando l'ordine, felice come non mai perché quella era la mia vita e quello era esattamente ciò che volevo fare.

Ho sopportato il furto del nostro basco da parte delle guardie carcerarie senza che un nostro superiore dicesse qualcosa. Ho sopportato gli infiniti cambi di denominazioni e stemmi. Ho sopportato il fatto di dovermi comprare la dotazione necessaria per non morire di freddo in Bosnia. Ho sopportato il fatto di dover accertare l'inglese sempre da privatista alla Scuola lingue estere dell'Esercito e di prendere quasi il massimo senza che l'Esercito spendesse una sola lira in corsi mentre altri, bocciati all'esame in ambasciata per il corso di volo in Usa, venivano mandati "per punizione" a fare un corso intensivo a Perugia e quindi, senza rifare l'esame, andavano in America.

Ho volato senza sistemi di difesa passiva, neanche i minimi necessari, in Albania, in Kosovo, in Bosnia, in Mozambico. Ho sopportato che ufficiali piloti inesperti, appena usciti dal corso, si sedessero a bordo e scrivessero sul libretto che erano comandanti d'aeromobile, ho sopportato vederli morire per lo stesso motivo con al loro fianco lo sfortunato di turno. Ho sopportato comandanti a ogni livello che con il basco azzurro in testa e la tuta di volo ricordavano con nostalgia di quando erano alpini, cavalieri, carristi, fanti. Ho sopportato senza stupirmi quando, cambiandoci identità per l'ennesima volta, siamo tutti diventati cavalieri dell'aria, scimmiottando storie di altri eserciti e rinunciando definitivamente al sogno di diventare Arma. Ho sopportato tutto, non ti faccio l'elenco completo: le esperienze sono comuni.

In fondo ero nella base che ancora veniva definita come la sede del miglior reparto dell'Aviazione leggera dell'Esercito - Aviazione dell'Esercito - Cavalleria dell'Aria esistente. Avevamo un hangar nuovo, appena terminato, pagato 12 miliardi. Era meraviglioso con tutti gli uffici, i magazzini, i depositi. Era la struttura più nuova di tutta l'Aviazione dell'Esercito. Il nostro reparto in quel gioiello di struttura era composto da gente motivata e contenta. Si lavorava per il bene del reparto con orgoglio e infatti la nostra efficienza non è mai scesa sotto l'85 per cento: un record.

Un giorno un ministro, eletto nel collegio elettorale di Rimini, ha deciso che tre reparti del nord dovevano chiudere e trasferirsi, guarda caso, a Rimini. E' stato possibile fare ben poco. Ci vennero a trovare due generali da Roma. Uno di loro disse chiaramente che era una mossa politica e non si poteva fare nulla; l'altro, interpellato riguardo la fatiscente struttura che avremmo trovato e il conseguente calo di operatività in un momento denso di impegni internazionali, rispose (testuali parole e ti prego di credermi perché io e gli altri le abbiamo scolpite nella mente): "Ma cosa volete parlarmi di efficienza voi dell'Aves, io le vedo le vostre efficienze, mi passano sotto gli occhi ogni mese, voglio dire, nella merda siete e nella merda sarete, qual è il problema di andare a Rimini?".

Tentai di dare interpretazioni logiche alla frase ma nessuno dei nostri capi si alzò per cacciare via l'ospite che insultava la famiglia e anzi annuirono, loro che avrebbero trovato un alloggio garantito e dopo due anni si sarebbero andati a ritirare il loro premio in pagatissimi incarichi internazionali.

Basta. A 37 anni e 2.400 ore di volo l'alternativa era tra continuare a essere tradito, insultato e umiliato o recuperare i sogni che avevo da giovane e continuare a fare il pilota in un ambiente diverso. Sicuramente anche l'ambiente diverso dove vado avrà i suoi difetti, ma questi non saranno mascherati da rappresentante dello Stato o da Istituzione. E la differenza non è da poco.

Ciao, Alessandro

*
Nvg: Night Vision Google, addestrati al volo nuttorno

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM