Storie militari di gente comune

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Zanzare e profumi

di Angelo Mataloni

La Scuola di applicazione dell'Aeronautica militare e Scuola di guerra aerea ospitava, tra gli altri, i corsi Auc* (razza non protetta in via d'estinzione). Non tutti sanno quanto bella fosse: di fatto un parco nel Parco delle Cascine, racchiusa tra l'Arno ed il Rio Novoli. Uccelli d'ogni tipo che provvedevano alla sveglia la mattina e che contribuivano a tenere sveglie le sentinelle. Scoiattoli che saltellavano sui rami, ma che spesso e volentieri pensavano bene di attraversare le formazioni degli allievi in esercitazione formale. Con il risultato di far perdere il passo a tutti. Oppure ricci che al vederci arrivare pensavano di allungare il passo per non essere travolti o che si rintanavano nei cespugli per uscirne belli tranquilli dopo il nostro passaggio. Quasi un'oasi naturalistica. Sono sicuro che ancora oggi è così come era quando anch'io ci passai tre mesi. Mancano solo gli Auc.

Ma, c'è sempre un ma nelle cose della vita, non si devono dimenticare le zanzare. Non erano molte, erano semplicemente un'infinità, a bocca aperta si respiravano zanzare. Debitamente alimentate dal Rio Novoli e dall'Arno, sul far della sera oscuravano i lampioni del nostro piazzale. Dopo cena non si poteva neanche stare al fresco a fumare una sigaretta; gli arditi che tentavano di farlo erano regolarmente massacrati. Il percorso dal nostro circolo alla palazzina alloggi, 50 metri forse, doveva essere fatto di corsa con tempi da olimpionici. Prima del contrappello e del silenzio nelle camerate c'era ogni sera un safari a cui non rinunciava nessun allievo e che lasciava sulle pareti quantità industriali di cadaveri di zanzare, pappataci e simili. Si diceva addirittura che a ogni cambio di corso le pareti fossero imbiancate per eliminare quelle schifezze.

Ero allora, e sono tuttora, uno di quegli sfortunati che hanno "il sangue dolce", come afferma il popolo, o meglio che ha un certo pH della pelle particolarmente attraente per le zanzare, come testimoniano gli studiosi. Vale a dire che se un pappatacio si trova nel raggio di un chilometro da me, sa già chi andare a cercare. Per di più, quale poteva essere il mio posto branda? Ovviamente al piano rialzato della palazzina, ovviamente il castello vicino alla finestra, ovviamente la branda inferiore. Dato che le finestre non si potevano chiudere a pena del soffocamento estivo, il mio destino era segnato. Non avevo altra difesa che passare le nottate completamente nascosto sotto il lenzuolo se volevo sopravvivere agli attacchi ben più letali di quelli di uno squadrone di Mangusta o di Apache.

Alla disperazione, fallito miseramente anche Autan oltre a tutte le altre invenzioni che mi vennero in mente, avevo trovato un certo sollievo nel passarmi sul volto un po' di dopobarba prima di coricarmi. Forse alterava il pH della pelle e dunque potevo, almeno con la testa stare fuori del lenzuolo. Per il resto restavo fasciato come una mummia. In ogni caso la mia vita serotina, dal tramonto all'indomani mattina, era un inferno.

Una sera, al momento di coricarmi, realizzai di aver terminato il dopobarba e dunque, già maldisposto, mi preparai a passare una notte insonne racchiuso nel sacco a pelo. Non mancò molto all'inizio del dramma perché la capacità di sopportazione raggiunse rapidamente la soglia della crisi isterica tra il caldo terribile e i continui attacchi di stormi di zanzare. Decisi di alzarmi e di andare a darmi una rinfrescata con la speranza di trovare un po' di sollievo. Noncurante del tassativo divieto di andare ai bagni durante la notte a meno di bisogni particolarmente urgenti.

Dopo la rinfrescata scoprii nel beauty-coso tattico un flacone di acqua di colonia mai usato. Una di quelle cose che le mamme … prendi su … non si sa mai. Con esso mi cosparsi il volto e il collo come fosse stato dopobarba. Il senso di sollievo e di freschezza mi fece dimenticare però che la forza odorante dell'acqua di colonia non è quella di un aftershave. In altri termini profumavo come la maîtresse più sfacciata e navigata del peggiore bordello di Saigon. Così, confidando di poter riposare un po' dopo le abluzioni, mi avviai verso le camerate che il vano scale e il pianerottolo separavano dai bagni.

"Allievo!" sentii alle mie spalle. "Allievo AArs Mataloni, comandi". Mi girai terrorizzato: ufficiale di picchetto e primo aviere Vam in ispezione. Mi misi sull'attenti assumendo un'aria marziale per quanto lo consentissero il fantozziano pigiamone d'ordinanza e le ciabatte. "Che cosa sta facendo in giro a quest'ora?" "Sono andato in bagno per una necessità, signore" "Ah sì? Sempre di notte le necessità!" Le facce dei due però non mostravano niente di buono, soprattutto assumevano un aspetto sospettoso ed inquisitorio che mi preoccupava sempre di più. "Chi altri c'è là dentro?" "Nessuno. Ero da solo, signore". Incominciarono ad assumere l'atteggiamento dei cani da tartufo. "E questo profumo? Lei ha l'abitudine di profumarsi come una puttana durante la notte?" " Veramente … vorrei dire … sa con le zanzare, signore" " Che cosa c'entrano le zanzare? Mi sta prendendo in giro? Andiamo piuttosto a vedere chi c'è nei bagni".

Ispezionarono tutti i cessi, tutti i box delle docce, il vano lavabi, sopra e sotto, di qua e di là. Dappertutto e più volte. Io, nel frattempo, mi ero già rassegnato alla fustigazione a sangue durante l'adunata della mattina seguente, ma sempre di più maledicevo le zanzare e i pappataci. Avevo purtroppo capito quale era il sospetto dell'ufficiale di picchetto, ma non riuscivo a pensare niente di utile da dire o da fare che potesse scagionarmi dall'infamante sospetto. Ma l'ufficiale di picchetto non demordeva e disse: "Il fatto che non ci sia nessuno ora non vuol dire che non ci fosse nessun altro prima". Il primo aviere suggerì "Vediamo in camerata se tutti i letti sono occupati?" "Giusto, andiamo".

Nel silenzio tipico di una camerata, rotto solo dal russare dell'uno e dal parlare in sonno dell'altro, nel buio pesto tranciato dal raggio della torcia d'ordinanza, incominciò la ricerca minuziosa del o degli altri sospettati. Castello dopo castello la mia speranza aumentava perchè era chiarissimo che tutti se la dorminavano profondamente. Arrivammo dunque al mio posto branda in fondo alla camerata, vicino alla finestra. Ero quasi salvo. "Vediamo il suo armadietto". Sempre con l'aiuto della torcia incominciò a osservare attentamente le mie cose e a un certo punto vide la maxifoto della mia ragazza attaccata all'interno della porta. "E questa chi è?" "La mia ragazza". "Ma perchè lei ha una fidanzata?" disse guardandomi fisso negli occhi. "Certo e conto anche di sposarla dopo il militare". "Bella figliola, però" sussurrò. E così, in silenzio come eravamo entrati, in silenzio se ne andò con il primo aviere.

Non ricordo bene di aver potuto dormire tranquillo, ma sono certo che per tutto il resto della notte neanche una zanzara si levò in volo. O forse neanche mi accorsi dei loro attacchi. La minaccia della punizione sembrava svanita, ma rimaneva il terrore che la cosa si potesse risapere. Così passò la notte e nel buio restò l'avventura della quale non parlai mai con nessuno per tutto il corso. Suppongo però che nemmeno l'ufficiale di picchetto ne abbia mai parlato con alcuno perché alla fin fine non ne usciva molto bene neanche lui. Continuai a vederlo ogni giorno, ma faceva chiaramente di tutto per evitarmi e per non incontrare il mio sguardo. Per quanto mi riguardava, invece, cercavo molto più semplicemente di diventare invisibile al suo passaggio. Così andò sino alla fine del corso.

Ritenni, allora, di aver capito il significato del divieto d'accesso ai bagni durante la notte. Che si trattasse per il non dichiarabile, e non dichiarato, timore che…? In ogni caso le zanzare e i pappataci continuano a massacrarmi ancora oggi.

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Auc: allievo ufficiale di complemento

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