Storie militari di gente comune

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Asso di Cuori

di Andrea Santarossa

I deprecabili scenari della guerra portano spesso ad annullare l'aspetto umano delle vicende belliche, figuriamoci nei conflitti moderni dove ultra tecnologici aviogetti con i quali, addirittura, il combattimento ravvicinato non ha motivo si sussistere, dato che in tale ed eventuale terribile situazione è sufficiente "agganciare" il bersaglio e pigiare un pulsante a 30 chilometri di distanza dall'obbiettivo avversario.

Il pensiero vola a un anziano signore di Pordenone, classe 1914: il generale di divisione aerea Libero Biasin, mio zio. Il giorno della dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, il venticinquenne maresciallo pilota Biasin si trovava all'aeroporto militare di Ciampino (Roma) con il 5° stormo d'assalto dell'Aeronautica e in seno al XIX gruppo, 100^ squadriglia dotata di Breda 88, aerei bimotori d'assalto e da combattimento ravvicinato. Non a caso lo stemma del 5° stormo raffigurava sulla fusoliera dei suoi aeroplani il gladio romano argentato, sormontato da due ali rosse, riportante il significativo motto latino "Comminus", cioè "corpo a corpo" come usavano combattere i coraggiosi gladiatori votati alla morte e come i veliti delle legioni di Roma sapevano affrontare il nemico muniti di armi corte, leggere, forti del loro coraggio e della loro forza. Un emblema onorato dagli assaltatori del cielo.

Il Breda 88 era un pesante aereo bimotore, tutto in metallo, dipinto di un verde militare scurissimo allo scopo di confondersi con il terreno e ingannare la caccia avversaria perchè allora gli italiani erano all'avanguardia con la dottrina di impiego dell'arma aerea. Infatti, oltre al "dominio dell'aria" teorizzato dal generale Douhet, per diventare padroni del campo di battaglia, esisteva anche un'altra teoria preconizzata dal generale Mecozzi, già comandante del 5° stormo, che prevedeva il combattimento aereo ravvicinato a terra, cioè l'aviatore a fianco del fante. Tutte teorie poi adottate dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna nel corso della seconda guerra mondiale e dopo.

Il Breda 88 era dotato di carrello retrattile, flaps e passo variabile dell'elica. Il carico bellico di caduta consiteva in due bombe da cento chili oppure tre da cinquanta. L'armamento di lancio non era da poco: tre mitragliatrici modello Safat da 12,7 in caccia e una mitragliatrice dello stesso tipo in postazione dorsale per il mitragliere. L'avionica non era certo quella di oggi. Per la navigazione il pilota era da solo e si affidava unicamente alla bussola, ai suoi occhi, a qualche cartina non sempre aggiornata e tanto fegato.

Il 10 giugno 1940, il XIX gruppo del 5° stormo, rischierato a Ciampino, dopo il saluto del capo di stato maggiore della regia Aeronautica, generale Pricolo, riceve l'ordine di partenza per Alghero in Sardegna ove giunge nel tardo pomeriggio di un rosso e caldo tramonto sardo. Dopo qualche giorno di stasi operativa e di messa a punto dei velivoli, il 16 giugno, all'alba, ordine di attacco per la 100^ squadriglia. Prima azione di guerra aerea contro la Francia da parte italiana. L'azione prevede una breve serie di bombardamenti e mitragliamenti a sorpresa su alcuni aeroporti della Corsica. Libero Biasin è uno dei migliori navigatori dello stormo e il suo velivolo guida la formazione di sei aerei. L'operazione viene portata a compimento da manuale, in maniera rapida ed efficace, senza eccessivo disturbo da parte della contraerea avversaria che tarda a riaversi dalla sorpresa.

Terminata l'azione, Biasin vira di 180° verso la Sardegna e cabra il muso del suo possente Breda 88, seguito da tutta la squadriglia. Non finisce così. Le mitragliatrici hanno in serbo ancora molti colpi da mettere segno. Lasciata alle spalle la Corsica, sopra le Bocche di Bonifacio l'occhio attento di Biasin scorge alcune chiatte militari in navigazione costa a costa per la Corsica, stracariche di militari francesi: il nemico. Basta un attimo per colpire la facile preda.

Libero si tuffa in picchiata assieme agli altri componenti della squadriglia. L'urlo dei dodici motori dei Breda 88 deve essere terrificante alle orecchie e agli occhi degli occupanti delle chiatte. Avvicinandosi alle imbarcazioni, il pilota italiano vede nitidamente i volti e i gesti atterriti dei giovani ragazzi francesi. Basta un attimo per sterminarli. Libero sbatte le ali del suo velivolo, saluta con la mano i francesi, richiama con una evoluzione il suo aereo, imitato dagli altri piloti della 100^. Le mitragliatrici, in quel momento, sono rimaste silenti.

Libero Biasin è un pluridecorato di guerra che ha attraversato la vita in maniera intensa, percorrendo tutta la gerarchia militare fino al grado di generale di divisione aerea. Il fatidico 8 settembre 1943 lo coglie all'aeroporto di Aviano ove si rifiuta di consegnare la sua pistola ai tedeschi e riesce a dileguarsi con l'aiuto di suo fratello Ivan. Da quel momento inizia a operare a fianco dell'eroico maggiore di cavalleria Franco Martelli, con la formazione partigiana "Osoppo-Friuli".

Biasin ha servito l'Aeronautica e la patria fin oltre l'età di 60 anni. Ora ne ha 91 e vive con l'anziana moglie in una casa di riposo nei pressi di Pordenone, mantenendo la grinta e lo spirito indomito di sempre. Chi dice che non esistono più gli assi dell'aviazione? Eccone uno: Libero Biasin, comandante pilota militare di guerra e "Asso di Cuori". Italiano, friulano.

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