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| Storie militari di gente comune | |
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Avrebbe voluto almeno provarci. Si ricordava quando da piccola, vedeva alla tv quelle divise, quei gradi. Si ricordava di come si sentiva orgogliosa. E quando le chiedevano cosa voleva fare da grande: il militare! Dove? Quello non aveva importanza.
Sua madre la guardava sorridendo e le scompigliava i capelli. "E' difficile, sai - le diceva - pericoloso. Poi dovrai studiare tanto. Ma se è quello che vuoi… il solo problema è che per ora le donne non ci sono." E le stringeva la mano, come per rassicurarla. Che forse, da grande… Ma era nata troppo presto. Quando arrivò a dover scegliere il suo futuro, dovette fare quello che il suo tempo le permetteva. E da allora cominciò a guardare con rimpianto e nostalgia divise, gradi, navi, eserciti… Capiva che avrebbe potuto essere la sua vita, che non le avrebbero fatto paura l'allenamento fisico, la disciplina, la lontananza dagli affetti. Avrebbe voluto quella vita. Quell'orgoglio che aveva dentro, quella commozione che sentiva ogni volta che vedeva alla tv la parata del 2 giugno. Poi si chiedeva il perché. Certo aveva letto, si era informata, aveva conosciuto e parlato e discusso con personale militare. Molti le avevano detto che mitizzava, che non era tutto oro, che certe volte era solo la pagnotta. Ma si rischia la vita per la pagnotta? Si sta lontano da casa mesi e mesi? Si torna in una bara? Ricordava il dolore per i ragazzi morti in Iraq. Avrebbe dato la sua vita, per renderla a uno di loro. E forse era questo. Forse non erano le divise, i gradi, ma era la solidarietà, lo spirito di corpo, il mettere la propria vita nelle mani di un altro, sapendo che anche tu hai la sua nelle tue. Forse era il cercare di combattere ingiustizie, il difendere la patria, i valori che ci sono sotto una divisa. Ma il destino aveva voluto diversamente. Forse, nella prossima vita. In questa poteva solo osservare. Va bene, comandi! Però… avrebbe voluto almeno provarci.
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