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| Storie militari di gente comune | |
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Era comune affermare, e in proposito il mio comandante di battaglione mi fece 'na capa tanta per dodici mesi, che erano i colonnelli e i caporali a mandare avanti le forze armate. Io non ero per niente d'accordo. Per me erano i comandanti del reparto, a prescindere dal grado, e i trombettieri. I primi perché guidano e danno una certa impronta distintiva al reparto - reggimento o battaglione o task force che sia - i secondi perché ne regolano i tempi.
Tanto vero è che di colonnelli si può anche fare a meno, ma di comandanti proprio no. La struttura esiste solo con un "comandante" e questa è filosofia. Altrettanto "filosofica" è la figura del trombettiere, forse ancora di più del comandante secondo me. Di quest'ultimo c'è sempre un vice, un sostituto che dir si voglia, ma quando manca il trombettiere si deve inevitabilmente passare a un surrogato. Ecco allora il nastro o il disco che, comunque in surroga, riprende le performance di quello vero perché non c'è alternativa. Si può pensare mai di sostituire la tromba con trilli, scampanellii, suonerie varie come quelle dei telefoni cellulari? No davvero, se tutti gli eserciti del mondo regolano le loro attività con le trombe e non con altri strumenti sonori. Purtroppo ormai da qualche decennio la tromba non sembra essere di gran moda sicché i pochi candidati trombettieri sono andati via via diventando, suppongo, tra i più ricercati specialisti nelle forze armate. Il problema è diventato sempre più grande, immagino anche a causa del saccheggio di trombettieri fatto dai bersaglieri nel mercato, fino a quando si è deciso di installare i sistemi di fonodiffusione (così chiamati in gergo militar-burocratese). Questi ultimi possono ovviare anche all'ubiquità dei trombettieri nei grandi complessi, perché basta un disco o nastro e una serie d'altoparlanti per far giungere le segnalazioni necessarie in ogni dove dell'impianto. Anche nella mia caserma si era dovuto ricorrere al disco, dando per scontata l'estinzione dei trombettieri. In realtà si viveva giornalmente una vera e propria fiction della serie "dalle stelle alle stalle". Ospitando la sede della banda dell'Aeronautica Militare potevamo godere delle loro magnifiche performance (le stelle) sia durante i continui esercizi musicali sia durante le manfrine che assai spesso si svolgevano all'interno della caserma. Dall'altra parte non c'era una volta che qualcuno al corpo di guardia non combinasse qualche casino con il disco (le stalle). Così la mattina si partiva all'alzabandiera - magari con gli squilli della sveglia - per terminare al silenzio con quelli dell'adunata puniti. La situazione sarebbe stata comica davvero se cazziatoni, ordini di servizio e punizioni non si fossero sprecati. D'altra parte che cosa si poteva fare? La truppa ruotava in continuazione al corpo di guardia e quando aveva imparato il mestiere arrivava il congedo. Gli ufficiali di picchetto venivano dal comando regione e montavano una volta al mese con una voglia di farlo che meglio lasciar perdere. Situazione, dunque, all'apparenza irrisolvibile (e non risolta completamente fintanto che sono stato lì). In compenso avevamo un ottimo barista al circolo ufficiali. Che c'entra? C'entra, c'entra. Bravo ragazzo, sempre a posto e ben curato, rispettoso, verace barese di Bari, buoni i caffè, interessanti gli aperitivi, sempre sorridente. Canticchiava in continuazione; suo argomento preferito: la musica. Raccontava a tutti delle sue prestazioni alla chitarra e alla batteria. Mai visto da nessuno alla chitarra o alla batteria. Per questo sotto osservazione da parte della calotta*. Dall'altra parte un semplicione incredibile. Per fare un esempio, non credo abbia mai preso la paga per intero. Pur ricevendo informazione che non poteva viaggiare sui treni rapidi con il biglietto a tariffa ridotta, continuava regolarmente a salirci quando andava in licenza. Giustificazione: "Scusi, ma un treno è un treno". Inutile tentare di spiegare la differenza e quindi regolarmente si beccava una multa che arrivava al presidio. Conseguentemente, consegna e trattenuta del corrispettivo dalla paga. Insomma per me era un vitalizio visto che per rimandarlo in licenza (e beccarsi un'altra multa) gli dovevo pagare il biglietto. Di più, un boccalone come pochi: gli si poteva far credere che i marines fossero sbarcati in piazza Navona. Non c'era giorno che qualcuno non gli raccontasse la storia dell'asino in volo (d'altra parte, eravamo aviatori sì o no?). Anche per questo sotto osservazione da parte della calotta. Alla fine toccò a me (era della mia compagnia), su incarico della stessa, organizzare per lui qualche cosa di divertente per noi. Il nostro problema: il trombettiere che ci mancava. La giusta soluzione: "Senti un po', qui abbiamo un problema con il disco e non se ne può più. Ho pensato a te che sei così bravo con la musica" "Ma io non so suonare la tromba" "Non ti preoccupare perché andrò a parlare con il maresciallo che suona la tromba nella banda e sono sicuro che ci aiuterà. E poi non dimenticare che il trombettiere è classificato specialista per cui se ti volessi raffermare saresti sicuro di farcela". Risolto il problema. Andai nel negozio di giocattoli, dove ero di casa per via dei miei nipotini, e acquistai una bella tromba di plastica. "Ecco qua. Il maresciallo mi ha assicurato che devi cominciare con questa e poi tra qualche settimana comincerà a darti qualche lezione" "Con questa? Ma è di plastica; va bene per i bambini" "E no caro mio. Il maresciallo ha assicurato che prima di imparare a suonare la tromba devi farti i polmoni, il fiato. Poiché queste di plastica sono dure a suonare, proprio perché i bambini non devono assordare tutto il palazzo, è con queste che si inizia. Anche lui, come tutti i trombettieri, ha incominciato così. Mi raccomando però di allenarti solo al circolo e quando è chiuso, senza dire niente a nessuno altrimenti cominciano tutti a venire da me per fare i trombettieri". La comica cominciò praticamente da subito e mai fu così lesto a chiudere il circolo, quando le presenze degli ufficiali lo permettevano. D'altra parte le esigenze musicali del reparto dovevano trovare al più presto una soluzione e l'immedesimazione fu totale. Spesso gli chiedevo di darmi dimostrazione dei progressi in corso perché: "Sai, non vorrei fare figuracce dopo che mi sono preso questo impegno". Talvolta portavo con me il tenente anziano per dare più peso a queste verifiche; altre volte con fare da cospiratore mi faceva trattenere dopo l'uscita degli altri per darmi dimostrazione del suo impegno. Dal punto di vista sonoro non c'erano parole per descrivere quello che avveniva. Improprio parlare di stecche perché avrebbero presupposto una conoscenza musicale che non esisteva. Sibili, suoni informi, quasi pernacchi. Rumori da colonna sonora di Tarzan il re della giungla. Strazio sonoro da castrazione live di famiglia di elefanti. Eppure continuava diligentemente i suoi esercizi per farsi il fiato. La calotta era in stato di frenesia e secondo me in quei giorni ne risentiva anche il lavoro. Senonché, come tutte le cose belle, anche questa finì. Il comandante, che aveva l'alloggio proprio sopra il circolo, aveva incominciato a lamentarsi sempre più frequentemente di quelli della banda che continuavano a esercitarsi anche in orari fuori ordinanza. "Ma che orario fanno? Anche la sera dopo cena? Ma che musiche fanno? Mi ricordi di parlare con il comandante della banda!" Il rischio cominciava dunque a essere un po' troppo elevato. "Scusami, ma c'è un contrordine. E' appena uscita una norma che vieta la nomina a trombettiere di quelli che quando arrivano dal Car* non hanno già la qualifica. A meno che nel frattempo non ottengano un diploma da una scuola riconosciuta di musica. Quindi, purtroppo, non si può fare niente. Mi dispiace perchè ti sei impegnato tanto, ma dovremo fare a meno del trombettiere. In ogni caso, per premiarti, alla prossima licenza ti darò due o tre giorni di più". La calotta era soddisfatta, lui un po' meno. Continuò diligentemente a fare degli ottimi caffè, a prendersi multe dalle ferrovie dello Stato e a canticchiare. Non mi restituì, e non ebbi il coraggio di richiederglieli, i denari prestati per i biglietti del treno. Magari, però, dopo il congedo imparò a suonare la tromba. Oramai il fiato se l'era fatto. Noi invece continuammo gioco forza a usare il disco e l'impianto di fonodiffusione perchè non arrivò più alcun aviere con la qualifica di trombettiere.
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