Storie militari di gente comune

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Solitudine

di Paolo Pastorino

Una strana sensazione di smarrimento mi pervade e quello che i miei occhi vedono, qui ed ora, nella indimenticabile Scuola di fanteria, si confonde con i ricordi, sempre vividi e presenti, di quei cinque mesi del 1978. La carraia era tutta diversa e il piazzale con la statua del Fante si è certamente rimpicciolito! Sono sicuro! Me lo ricordo enorme, colmo di allievi ufficiali di complemento allineati perfettamente e di sottotenenti rauchi a forza di urla.

Con la testa leggera leggera, quasi avessi bevuto, istintivamente imbocco il viale che, passata la caserma Monti (ma non era enorme?), porta verso il 2° battaglone e poi a Porta nord. Un'altra ondata di ricordi mi sommerge e, fra i turbini di schiuma, inesorabile, la realtà mi colpisce come un maglio: quel vialone lungo e largo forse più degli Champs Elisées di Parigi adesso è un bel viale, ma nulla più.

E gli alberi! Ma sono cresciuti così tanto in questi venticinque anni? La palestra di ardimento, dopo il brevetto di paracadutista militare e tanti brevetti militari esteri non ha più nessun riflesso mistico, né alcun bagliore di inavvicinabilità. Quasi quasi mi faccio un giro di Cagsm! Forse, però, in diagonale non è il caso. Non parliamo poi dei chili di troppo.

Confuso e smarrito arrivo davanti a quel grande spiazzo dove ci addestravamo all'elisbarco e, trovata la parte riservata a noi dell'Unuci, comincio a guardarmi intorno, mentre, forse per rassicurarmi, stringo la vecchia copia del Numero Unico del 90° corso Auc. Scruto i volti dei presenti alla ricerca di una somiglianza, di un viso conosciuto, di una fisionomia famigliare. E invece niente.

Vecchi camerati di altri corsi si ritrovano, si abbracciano e si sorridono e il clima, fortunatamente, annulla il tempo e lo spazio, e io mi rintano in mezzo a loro. Chiudendo gli occhi, fingo di essere ancora una volta in adunata con la grande, la mitica, l'unica 5^ compagnia, del 2° battaglione Auc del 90° corso 1978.

Le battute, i commenti, gli accidenti contro il freddo e il vento! Quel freddo e quel vento li conosco bene: esistono solo lì, solo a Cesano e sembrano aspettare gli allievi in adunata per rendere la loro vita ancora più difficile e misera.

E mentre intorno a me turbinano saluti e battute, abbracci e ricordi, apro gli occhi, mi guardo intorno e vi cerco! Cerco Antonio Mercuri, detto il Tigre, Olimpionico di lotta greco romana. Cerco Marco Zagarola, il tenore di Santa Cecilia che ci faceva piangere cantando "Mamma". Cerco Bisogniero, figlio di generale a tre stelle, sempre gentile e cortese. Cerco Marco Lauria, il Lagunare, anche lui figlio di generale, che divideva con me mitiche abbuffate di bistecche. Mormile, Avagliano, Sforzini, Voivodich, nomi, nomi e cognomi, volti, battute, guardie, picchetti, Pao.

Tutto si confonde e si avviluppa in un turbine caldissimo di ricordi indelebili. Ma la luce vivida del sabato mattina illumina una realtà che, con la cerimonia di oggi, decreta la propria fine: niente più corsi Auc. Le forze armate sono cambiate. La caserma Pastorelli è sempre lì a Porta nord, ma nelle camerate ci sono delle ragazze che non sanno di dividerla con i fantasmi del 90° Auc.

Nessuno, oltre a me, si è presentato all'adunata. Sono l'unico del 90° Auc a rispondere 'Presente!' Strizzo gli occhi e cerco almeno di vedere, al di là del deserto che circonda questa mia personale Fortezza Bastiani, non i Tartari ma le ombre dei cavalieri del mio plotone. E' tutto inutile! Non c'è il tenente Drogo* a scrutare con il binocolo dall'orlo del muro di cinta; non c'è nemmeno il tenente Trotta* ma forse, se lo cerco bene vicino al pozzo, troverò il suo cappello pieno d'acqua. Se la bevessi tutta , non servirebbe a spegnere la mia sete. Nessuno dei miei vecchi camerati ha risposto all'appello. Nulla sarà mai più come prima. Solitudine.

*
Tenente Drogo: Il deserto dei tartari di Dino Buzzati
Tenente Trotta: La marcia di Radesky di Joseph Roth

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