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| Storie militari di gente comune | |
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Pisa, 1977. Albeggia alla Scuola militare di paracadutismo. Giovanni e io, freschi dei primi tre lanci d’abilitazione, ci dirigiamo verso il piazzale dei camion. Dobbiamo andare all’aeroporto di San Giusto per il nostro quarto lancio. Quando ne avremo fatti sei saremo finalmente paracadutisti militari e avremo sul petto le ali con la stella.
Nel manifesto di carico al primo posto c’è indicato un capitano. Ci guardiamo intorno ma non c’è. Da bravi e disciplinati sottotenenti, dopo cinque mesi di corso a Cesano, non ci sogneremmo mai di partire senza un nostro superiore. E quindi aspettiamo. Dopo un po’ arriva trafelato l’ufficiale di picchetto che già da lontano urla e si sbraccia.
- Che fate ancora li? Corsa per le strade di Pisa, altro cazziatone dal direttore di lancio. Un lancio come sempre emozionante ma senza imprevisti; e la solita mezzora di camion per tornare in caserma. Al rientro il comandante di battaglione ci convoca tutt’e due, a me e a Giovanni. Entriamo nel suo ufficio uno alla volta e ci fa un cazziatone al fulmicotone. Non vuole neanche sentire quello che ho da dire: ”Stia punito!” Giovanni è più in gamba di me e riesce a spiegarsi, ma anche per lui è inutile: punito. … … … Qualche giorno fa un elicottero della Polizia di Stato è precipitato e a bordo, ucciso dallo schianto, c’era il primo dirigente Giovanni Liguori, ex ufficiale dei paracadutisti. Lo avevo perso di vista, ma ci sentivamo per email. L’ho sempre considerato migliore di me e l’ho sempre invidiato per le cose belle e grandi che era riuscito a fare: Nocs, pilota di elicottero, primo dirigente della Polizia di Stato. Questa volta è arrivato primo in zona di lancio. Cieli blu, Giovanni!
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