Storie militari di gente comune

Cerca in PdD


Nassiryah cinque anni dopo, l’Aeronautica Militare ricorda

di Autori vari

Cortesia Aeronautica Militare

o - o - o

Nassiryah 12/11/03 - Ricordo quel giorno come se fosse ora; ero a circa 15 Km da Nassiryah, stavo facendo dei controlli con gli americani, in quanto facevo parte della Force Protection italiana dell’aeroporto di Tallil (Iraq), quando ho sentito un forte boato. Dopo alcuni minuti un americano mi disse “car bomb carabinieri, car bomb carabinieri”, subito ho voluto pensare che non fosse successo nulla di grave ma quando ho visto che tutto era bloccato, il tempo passava e non si sapeva nulla di preciso, ho capito che purtroppo era successo qualcosa di grave. Nei giorni successivi sono stato a Nassiryah; la palazzina del comando dei Carabinieri era semidistrutta, si respirava un’atmosfera surreale, nessuno riusciva a parlare attoniti nel guardare quell’orribile spettacolo.

Maresciallo Paolo Bocci – Gruppo difesa 6° Reparto operativo autonomo (Roa). Attualmente in servizio presso la Scuola marescialli dell’Aeronautica di Viterbo.

o – o – o

Nassiryah 12/11/03 - Mi trovavo a bordo di uno degli elicotteri dell’Aeronautica HH-3F del 6° Reparto operativo autonomo per un volo di ambientamento. Mi ero prefissato di verificare la funzionalità di alcuni apparati di assistenza medica intensiva a bordo, che tristemente sarebbero serviti di lì a poco più di mezz’ora. Mentre l’elicottero sorvolava la pianura antistante l’Eufrate, improvvisamente il pilota invertiva la rotta, con l’unica comunicazione fatta al resto dell’equipaggio: ordine di rientro immediato da Tallil. Giunti sul piazzale di volo, ho visto saltare a bordo dell’elicottero HH-3F l’equipaggio sanitario per le evacuazioni mediche d’emergenza (Medevac). Il primo a partire fu il tenente colonnello medico Mario Spagnolo, in servizio presso il 6° Roa, quel giorno come equipaggio di primo allarme. Sulla scia del primo elicottero un secondo è immediatamente decollato con il capitano medico Alessandro Fiorini, anch’egli in servizio presso lo stesso Reparto e in turno di secondo allarme. Rimasi ad ascoltare le concitate comunicazioni radio della tragedia che andava prendendo forma e corpo; il carabiniere al volante della Land Rover taceva. Capii che a 30 km circa a Nassiryah era successo quel qualcosa che non si vorrebbe mai ascoltare. Cominciai subito a coordinare con l’ospedale italiano di Family Quarter e quello americano di Tallil i primi soccorsi per i feriti che cominciavano ad arrivare con gli elicotteri e le autoambulanze, acquisire notizie, annotare bollettini sanitari, coordinare azioni successive di trattamento dei traumatizzati, mantenere i contatti con l’Italia. Ricordo, tra le altre cose, la processione discreta di americani e olandesi che venivano a dirci quanto gli dispiaceva (“we are really sorry”), già dalle prime ore del pomeriggio. Nelle ore successive, si è dovuto decidere con i colleghi americani dell’ospedale e quelli olandesi, di trasferire un ferito italiano a Bagdad, bisognoso di interventi urgenti in chirurgia specialistica ma disponibili solo lì. Così con un nostro elicottero venne trasportato fino all’ospedale britannico a sud, con altri due feriti. Nella tarda serata con il Comando operativo interforze, si attivava la Medevac. Nella notte il velivolo da trasporto C-130J decollava dal 7° Roa presso la base aerea di Al Bateen negli Emirati Arabi. La mattina del 13 recuperava a Tallil i nostri connazionali feriti ma in condizioni di rientrare in Italia. A bordo, durante il volo, poche parole, molti pensieri. Chi barellato, chi appoggiato alla spalla di un collega. Mi accompagnava un complicato stato d’animo fatto di attesa del rientro, della sensazione asfissiante delle ore precedenti, del pensiero e del ricordo rivolti inevitabilmente a chi non l’avrebbe potuto raccontare.

Tenente colonnello medico Stefano Farrace, già ufficiale medico presso il 6° Reparto operativo autonomo (Roa), attualmente in servizio presso il Comando logistico, servizio sanitario.

o – o – o

Pratica di Mare (Roma) 12/11/03 - “Predisponete un Boeing 707: decollo da definire per destinazione da definire”. In tali circostanze, stabilii una turnazione d’allarme per gli equipaggi, in modo d’averne la disponibilità incondizionata. La chiamata per la partenza arrivò alle tre del mattino successivo: destinazione Kuwait City, trasporto bare per i caduti, personale militare e, successivamente avremmo riportato i feriti leggeri. Misi in moto e partimmo per il Kuwait. Gli uomini a bordo guardavano le bare vuote con un misto d’orrore e di tristezza, forse pensando che nessuno dei loro colleghi si sarebbe immaginato di rientrare in un simile modo. Alcuni militari americani ci aiutarono a scaricare le bare che furono subito messe a bordo di un C130 che le avrebbe portate a Tallil, la nostra base più vicina a Nassirya. Un ufficiale mi disse che dovevamo aspettare gli uomini che dovevano rientrare, fra i quali qualche ferito leggero. Nell’attesa ci recammo nell’accampamento americano: qualcuno giocava a pallacanestro, altri compravano una radio, qualcuno riposava. Tutto era avvolto da una nube di polvere gialla sollevata dal vento. Sembrava un’atmosfera irreale. Nel tardo pomeriggio arrivarono i superstiti, coperti di calcinacci. Decollammo immediatamente in quanto avevamo ancora davanti sei lunghe ore di volo e la stanchezza cominciava a farsi sentire. Dopo il decollo per l’Italia, fui sorpreso dal fatto che questi ragazzi cambiavano di posto in continuazione, stringendosi spesso la mano o abbracciandosi, come per confermare a loro stessi che erano ancora vivi. Preparammo a bordo alcune bruschette e qualche piccolo stuzzichino che riportarono subito un po’ di buon umore e di italianità. Non osavamo chiedere i particolari ma qualcuno si confidò spontaneamente. Piccole storie di vita ordinaria che si era improvvisamente trasformata in tragedia. Uno sfogo di uomini con ancora addosso la polvere del deserto e delle macerie che volevano liberarsi di un peso e pensare a chi li stava aspettando a casa. Le luci della pista di Pratica di Mare comparvero davanti agli occhi, fra le nubi e una mesta pioggerellina. Dopo l’atterraggio, al parcheggio, l’ambulanza portava via i feriti da medicare; gli altri se ne andarono con dei mezzi predisposti dai loro rispettivi comandi. “Arrivederci ragazzi, anche noi andiamo a casa”. Era quasi mezzanotte, nelle ultime 48 ore avevo dormito quattro ore e l’unico desiderio che avevo era di buttarmi su un letto.

Colonnello pilota Gianni Candotti, nato ad Udine, già comandante del 14° Stormo, Pratica di Mare.

o – o – o

Nassiryah 12/11/03 - Improvvisamente due forti esplosioni in rapida successione hanno scosso le tende, veramente il fatto non ci ha preoccupato più di tanto perché, quasi quotidianamente, venivano fatte brillare montagne di ordigni, stavolta però di diverso c’era il mancato annuncio per megafono dell’inizio dell’operazione poi, ancora più strano non si era alzato il fungo di fumo nella solita direzione. Lo squillo di tutti i telefoni e le chiamate radio con il codice dell’emergenza ci hanno distolto dalle ottimistiche ipotesi, da quel momento è stato un inferno, Le ambulanze immediatamente in zona operativa, per allestimento di punto di primo soccorso e smistamento dei feriti, tutti ci davano una mano e tutti avevamo la stessa incredula espressione, gli elicotteri non avevano tregua, mentre le notizie arrivavano frammentarie e il numero dei feriti e delle vittime veniva continuamente aggiornato. Molti stranieri che incontravamo, soprattutto gli americani, toccandoci una spalla dicevano “sorry” forse è solo un loro modo di fare, però laggiù anche un semplice gesto ha un alto valore. Dal polso non ho mai levato un bracciale in semplice cordino intrecciato regalatomi da un soldato americano, per loro è un segno in memoria dei caduti, lo è diventato anche per noi allora, ma il drammatico ricordo di quel giorno è comunque sempre vivo e indelebile nelle nostre menti”.

Primo maresciallo Giampiero Ortu, attualmente in servizio a Capo San Lorenzo (Cagliari), in Iraq presso l’Unità di supporto aeromedicale aeroporto di Tallil.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM